Primo maggio con il lockdown

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di Mario Torrente

È stato un primo maggio vuoto. Senza piazze e manifestazioni pubbliche per la Festa del lavoro. Anche perché, con tutto fermo ed una incertezza sul futuro mai vista prima per tanti imprenditori e lavoratori, quest’anno c’è davvero poco da celebrare. Del resto la situazione è sotto gli occhi di tutti: il paese è ancora alle prese con l’emergenza coronavirus e l’emorragia occupazionale dalle nostre parti rischia di aggravare una situazione già drammatica di suo prima dell’epidemia. Tutto ciò mentre c’è chi aspetta ancora le somme della cassa integrazione o le seicento euro annunciate dal governo. E tante saracinesche che potrebbero restare chiuse.

Intanto si aspetta con ansia la “semi” ripartenza di lunedì 4 maggio. Ma con ancora altre due settimane di lockdown e non poca confusione all’orizzonte. Anche se con le maglie dei divieti leggermente allargate dalle nuove disposizioni comunicate dal presidente del Consiglio dei Ministri Conte nei giorni scorsi. In queste ore è poi arrivata l’ordinanza del governatore della Sicilia Musumeci, che permetterà a chi ha la fortuna di avere una seconda casa in zona, magari vicino al mare o in montagna, di potersi trasferire. Quanto meno così potrà cambiare aria. Ma sempre con l’autocertificazione dietro e limitando gli spostamenti. Ed a condizioni di restarci nella zona di villeggiatura, senza fare su e giù dalla città. Come ovvio, sempre con la regola del distanziamento sociale. Che assieme alla mascherina farà parte delle nostre vite ancora chissà per quando.

Si tenta comunque di guardare con ottimismo al futuro. Anche se i tempi sono quel che sono. E tante famiglie stanno vivendo il dramma dell’incertezza occupazionale. Tra chi non sa se e quanto potrà rientrare al lavoro. E chi non sa se quando riaprirà il proprio negozio o locale. Perché, a prescindere dal cronoprogramma del governo, c’è da vedere se il gioco vale la candela. C’è sempre da fare quadrare i conti. Al momento l’unica certezza sono le uscite: affitti, mutuo da pagare, tasse, bollette, adempimenti contabili e amministrativi vari. Per non parlare del personale. E poi ci sono i costi per adeguarsi alle nuove disposizioni anti-covid. Il tutto a fronte di entrate tutte da vedere, due mesi di incassi zero ed una crisi economica che rischia di schiacciare tante attività e piccole realtà imprenditoriali. Per di più con interi settori fermi. A partire dal turismo, che è il motore trainante in diverse località della provincia di Trapani. Le aspettative per la stagione 2020 erano altissime. E le previsioni per il dopo lockdown non lasciano sperare in nulla di buono. Si parla, con spirito di sopravvivenza per i prossimi mesi, di “turismo di prossimità”. Che tradotto vuol dire niente grandi flussi provenienti europei ed internazionali. Ed anche i movimenti nell’ambito del “paese Italia” non tutti da vedere. Forse qualcosina dalla Sicilia. Insomma, si passa dal global al local, con un turismo ad un tiro di schioppo da casa.

La verità e che ci sono troppe le incertezze sul tavolo. Con una epidemia che è tutt’altro che superata. E con lo spettro di nuovi focolai o una ripresa nei contagi nei prossimi mesi. E fino a quando non arriverà il vaccino, parlare di ritorno alla normalità sarà pressoché impossibile.

Intanto oggi è il primo maggio. Il 53esimo giorno di lockdown  A due giorni dall’ottava domenica del decreto “resto a casa” che, per restare dalle nostre parti, a Trapani ha assorbito un periodo che da sempre segna il passaggio tra l’inverno e l’estate e l’apertura della stagione turistica. Che nelle tappe della Sicilia occidentale passa, oltre che dalla bellezza dei luoghi, con località come San Vito, Erice e le Egadi, tanto per citare alcune tra le località più rinomate, anche da tutto quel mondo fatto di tradizioni e buoni sapori. Ristoranti con una gastronomia impareggiabile ed i momenti importanti per la comunità, che finiscono col diventare fattore di richiamo e attrattiva, come le processioni della Settimana Santa, le feste patronali, la Pasqua e le festività che tra ponti e giornate di rosso facevano arrivare nel territorio un bel po’ di visitatori. Ma quest’anno è rimasto tutto fermo. Nessuno ha incassato un solo centesimo. Nelle prossime settimane ci sarà da rimettere in movimento una macchina che per ripartire avrà bisogno di molto aiuto. Ma davvero tanto.

E così, anche a Trapani è passata la giornata della festa del lavoro. Ma senza lavoro. Peggio degli altri anni. E per di più senza nessuna gita fuori porto a pic-nic al mare o in montagna. Tutti a casa, al massimo affacciati dai balconi. Con una giornata di sole fa fare invidia. Ma le strade vuote, così come tutte le località più gettonate in questi periodo. Rimaste deserte, come l’intera città. Naturalmente ci sono stati tanti controlli da parte delle forze dell’ordine.

Certo, qualcuno stamattina si è concesso due passi a piedi, adesso che è permessa una “passeggiatina”. Ma senza esagerare e sempre vicino alla propria abitazione. Trapani è così rimasta avvolta in una grande alone di silenzio che dalle pendici della montagna di Erice, attraversando la periferia della città ed i quartieri popolari, è arrivato fino al centro storico ed al porto. Con gli aliscafi fermi, ormeggiati in banchina, i motori spenti e senza equipaggio a bordo. Quando in questo periodo è un via vai continuo da e per le isole. Ma da settimane le corse sono state ridotte all’osso. Viaggiano solo i residenti ed i lavoratori pendolari. E comunque solo persone per comprovati motivi di necessità. E sempre autocertificazione alla mano. Di turisti e villeggianti manco a parlarne. Ed al terminal oggi, primo maggio 2020, non c’era nessuno.

Eppure il calendario di quest’anno aveva regalato un ponte che avrebbe fatto gola a tanti. Ma il coronavirus ha cancellato anche i sogni di questa mini vacanza alle Egadi. Tra l’altro, pure all’insegna del bel tempo. Ma nei giorni dell’epidemia, le file davanti alla biglietteria sembrano un lontano ricordo. Dalle banchine del porto avvolto in un surreale silenzio, senza il solito frastuono dei motori dei mezzi in arrivo o in partenza, l’unico “suono” e lo sbattere delle chiglie di aliscafi e catamarani sull’acqua. Che sicuramente nessuno dei passeggeri in transito da quelle banchine ha mai sentito. Per il resto è la desolazione più totale.

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