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La tragica realtà dei luoghi di lavoro in Sicilia

Dalla tragedia di Casteldaccia, dove cinque operai persero la vita, all’incidente in cui un operaio è precipitato da una pala eolica a Salemi, in provincia di Trapani, e infine la morte di un giovane di 21 anni schiacciato da un muletto sul posto di lavoro a Canicattì, nell’agrigentino, sono solo alcuni degli esempi che si possono fare in merito alle più di venti morti bianche verificatesi nel 2024 in Sicilia.

Nei primi tre mesi del 2024, infatti, l’Osservatorio Sicurezza e Ambiente sul Lavoro di Vega Engineering ha identificato Palermo, Agrigento e Trapani come le zone con il più alto rischio di mortalità sul luogo di lavoro in Italia. Le tre aree sono classificate come “zona rossa” a causa di indici di mortalità preoccupanti, che superano la media nazionale.
Dati preoccupanti, perfettamente in linea con i tassi di disoccupazione, con Agrigento che presenta un tasso di disoccupazione pari al 51,1% nel 2023, seguita da Trapani con un 50,8% e da Palermo con un 46,2%.

A fare la differenza nelle tante morti sul posto di lavoro in Sicilia è la combinazione di subappalti non regolamentati, controlli insufficienti e lavoro nero. Una situazione preoccupante che evidenzia la necessità di implementare misure per garantire condizioni di lavoro sicure e un’occupazione regolare per tutti i cittadini siciliani.

Serena Giacalone

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