Le Tre domande della domenica al presidente del Cai Erice Vincenzo Fazio

Vincenzo Fazio, purtroppo continua a tenere banco l’emergenza incendi. La scorsa settimana le fiamme hanno distrutto l’area demaniale di Erice-San Matteo, da dove passa tra l’altro il Sentiero Italia del CAI (https://sentieroitalia.cai.it/) . In questi anni con le Vs. Sezione CAI avete portato avanti una serie di iniziative per valorizzare e tutelare la montagna di Erice. Ma qui sta andando tutto in fumo. E continuando così non ci saranno più boschi dove andare in escursione…

La situazione della tutela del patrimonio boschivo in Sicilia è nettamente fuori controllo. La montagna di Erice purtroppo insieme a tante altre aree naturalistiche della Sicilia è stata ancora una volta presa di mira, come obiettivo sensibile, dal “Terrorismo Ambientale Organizzato” (T.A.O.), ed è stata devastata dagli incendi dolosi ad innesco multiplo appiccati strategicamente a tarda sera nella zona di maggior pregio dell’oasi agro forestale di San Matteo e in tutto il versante ovest della montagna di Erice fino al mare, dove il fuoco ha incenerito oltre a migliaia di alberi centenari, anche le tabelle segnavia del Sentiero Italia CAI che i ns soci volontari insieme al comune di Erice avevano di recente ripristinato e manutenzionato, per accogliere gli escursionisti in un’area trekking ormai nota e citata tra le più panoramiche e suggestive d’Italia. A nulla sono valsi gli sforzi, i sacrifici ed i rischi corsi dalle squadre d’intervento che pur mostrando impegno, coraggio e buona volontà , risultano assolutamente inadeguate all’escalation attuale del fenomeno del T.A.O, che necessità di un approccio totalmente diverso per essere contrastato, arginato e soprattutto demotivato con opportune azioni d’intelligence preventive e repressive.
Abbiamo assistito negli ultimi anni ad un incremento impressionante del fenomeno incendi dolosi, ed anche questa estate innumerevoli roghi divampano ogni giorno in tutta l’isola con danni incalcolabili al patrimonio ambientale della collettività siciliana. Ciò che indigna di più i tantissimi siciliani che amano la loro terra è la totale inadeguatezza, impreparazione ed incompetenza mostrata dagli organi pubblici preposti alla tutela e alla vigilanza del patrimonio boschivo, che oltre a non programmare per tempo ai vertici le risorse necessarie per adeguare gli strumenti di prevenzione, potenziare, svecchiare e formare nuovo personale per il contrasto e la repressione del fenomeno, rimangono arroccati alle poltrone e alle vecchie logiche gestionali, politiche e burocratiche, non volendo proprio rispondere alla improcrastinabile necessità di cambiamento dell’ intero “sistema di gestione e tutela del patrimonio boschivo siciliano”. In tal senso chiusi nel loro convincimento autarchico del mantenere lo status quo’, respingono perfino la collaborazione offerta gratuitamente da tante qualificate associazioni ambientali e da organismi accreditati, che di fronte alla crescente escalation del “Terrorismo Ambientale Organizzato”, da anni propongono l’adozione di sistemi di prevenzione con tecnologie innovative di comprovata esperienza ed efficacia, nel contrasto al fenomeno dei reati ambientali. Se la Regione Siciliana fosse uno Stato di Diritto governato da politiche attente e meritocratiche, con questi danni ambientali ogni anno così ingenti e crescenti -che pregiudicano perfino la sicurezza dei cittadini- direttamente conseguenti a fallimenti gestionali degli organismi preposti alla salvaguardia e tutela dei boschi, sarebbero già state individuate responsabilità ed errori e scattati provvedimenti concreti, dando l’opportunità di turn over a giovani portatori di nuove competenze, magari con master in scienze agrarie e forestali e criminologia e con molta voglia di innovare il sistema. Ma siamo in Sicilia…e il cambiamento viene portato avanti con troppa lentezza dai poteri forti, che con questa Vision politica-gestionale auto conservativa rallentano volutamente il ricambio generazionale meritocratico, consegnando la nostra terra e spianando la strada ai nuovi “terroristi ambientali”, condannando al contempo il futuro dei siciliani.

Sul fronte della prevenzione avete anche presentato un progetto all’avanguardia per contrastare gli incendi. Com’è finita?

Come Sezione Club Alpino Italiano di Erice, a seguito dei devastanti incendi dolosi della scorsa estate che hanno mandato in fumo 35.900 ettari di boschi e aree verdi in Sicilia (stime ricavate tramite l’EFFIS (European Forest Fire Information System) dal’1 giugno al 30 ottobre 2020, considerato che i sistemi di prevenzione tradizionali adottati dagli organismi regionali preposti (pur costosi) risultavano totalmente inefficaci, abbiamo elaborato e redatto lo scorso anno uno studio preliminare AIB (Anti Incendio Boschivo) molto innovativo, da adottare sperimentalmente sulla montagna di Erice ed in Provincia di Trapani in collaborazione con il Corpo Forestale. Il progetto AIB è stato proposto ed inviato dal CAI al Comune di Erice, al Corpo Forestale di Trapani ed anche via PEC al tavolo tecnico istituito nel 2020 alla Prefettura di Trapani per il contrasto agli incendi. Il progetto AIB è stato sviluppato dal CAI con la collaborazione operativa del Dipartimento di Ricerca dell’Università di Udine (Prof . S. Amaduzzi) e con esperti di sistemi di rilevamento e informativi territoriali (SIT-GIS) a supporto delle aziende e della pubblica amministrazione. Il Progetto AIB venne proposto anche dal referente regionale del CAI TAM (Tutela Ambiente Montano) Mario Vaccarella in audizione direttamente a Palermo all’assessore regionale Cordaro, che ebbe parole di elogio e apprezzamento impegnandosi a proporlo al suo staff tecnico. La proposta progettuale del CAI prevedeva di creare una Centrale Operativa con sede presso la caserma del Corpo Forestale di Erice (tenuta in disuso), potenziandola e dotandola di strumenti e personale appositamente formato per il controllo e la gestione di tre innovative torri di avvistamento mobili, installate su speciali pick up di derivazione militare. Sui Pick Up erano installati dei Droni a Filo (quindi alimentati di continuo h 24 in volo), che consentivano nei giorni di condizioni di alto rischio d’incendio, di uscire anche in presenza di vento teso, di posizionarsi in punti strategici della montagna e sollevare fino a 200 mt di altezza delle potenti telecamere di avvistamento a 12 K ad infrarosso. Le speciali telecamere dotate di tecnologia militare (ma per impiego civile), sono in grado di videosorvegliare ampi coni visivi dell’area boschiva e di rilevare anche a distanza di 7/8 km gli inneschi anche di notte, allertando in automatico la sala operativa inviando video zommati delle fasi d’innesco, per consentire dalla Centrale Operativa di coordinare interventi tempestivi, immediati ed efficaci alle squadre d’intervento; oltre a favorire utili ed incontestabili prove di reato agli organismi inquirenti. I Droni mobili a Filo installati sui pick up fungono molto anche da deterrente contro i reati del T.A.O., e consentono un presidio efficace sul territorio anche per il contrasto alle discariche abusive, sversamenti e reati ambientali di varia natura, come ampiamente dimostrato in altre aree dove sono stati impiegati insieme a sistemi innovativi di videosorveglianza fissa, satellitare e mobile. I Softhore installati nelle telecamere hanno funzioni avanzate di intelligenza artificiale, ed inviano alla centrale operativa i video degli inneschi zoomati ad altissima definizione che ricostruiscono automaticamente dati di riconoscimento personale (targhe auto, peso corporeo, altezza, identikit visivo e facciale, etc), ed essendo vincolati a Filo, sono molto pratici da utilizzare in quanto parzialmente esenti da licenze ENAC per il loro impiego sul territorio a bassa quota. Purtroppo devo segnalare che del Progetto/Studio preliminare avanzato dal CAI Erice e CAI TAM regionale agli organismi e alle istituzioni preposte locali e regionali, a distanza di un anno né il Comune di Erice né il CAI hanno ricevuto alcun riscontro d’interesse da parte degli organi e istituzioni contattate a cui abbiamo inviato e veicolato lo studio progettuale. Né tantomeno hanno avuto riscontri o approfondimenti giudiziari i vari esposti inviati alla Procura della Repubblica dal Comitato regionale di associazioni “Salviamo i Boschi” e dal Sindaco di Trapani dopo il pauroso incendio che ha devastato lo scorso anno 600 ha di Bosco a Montagna Grande. Abbiamo appreso comunque che quest’anno sono stati acquistati dal Corpo Forestale regionale ca 90 piccoli droni a batteria, che oltre metà devono essere ancora consegnati e collaudati, insieme alle telecamere da installare nei pressi della Riserva Orientata dello Zingaro, anch’essa ogni anno duramente colpita da incendi dolosi ed ancora totalmente sguarnita da videosorveglianza attiva, nonostante siamo ad Agosto e in condizioni di altissimo rischio incendi. La sfida e l’escalation del T.A.O. in Sicilia, considerato l’arretramento registrato negli ultimi anni e il depotenziamento operativo dei sistemi AIB tradizionali adottati dalla Regione Sicilia, anche sul personale impiegato nella prevenzione e repressione degli incendi (ridotti a ca 300 unità), fa’ purtroppo prevedere brutti scenari nei prossimi mesi che potrebbero causare oltre a ulteriori ingenti danni al patrimonio boschivo siciliano ormai ridotto al lumicino, anche gravi problemi di sicurezza all’incolumità pubblica dei cittadini e dei turisti, considerato ad esempio che il borgo di Erice e la sua cinta muraria è circondata dal bosco antico a ferro di cavallo. Credo che prevenire e gestire eventi disastrosi sia compito primario in primis della politica e degli organismi preposti alla tutela del territorio e dei cittadini, che dovrebbero istituire con urgenza un vero e proprio “gabinetto di guerra” e adottare misure emergenziali per correre ai ripari rispetto a questi disastri annunciati. Chiedere aiuto in extremis agli agricoltori e alle associazioni di volontariato di fare le ronde non basta, semmai conferma che il fenomeno del T.A.O. è stato sottovalutato e contrastato in ritardo, con armi spuntate e con approssimazione e incompetenza. L’inadeguatezza operativa degli organi tecnici di contrasto agli incendi sta contribuendo pesantemente a determinarne le nefaste conseguenze.

Secondo lei cosa è mancato in questi anni? E soprattutto di cosa c’è bisogno per cambiare davvero verso nelle politiche ambientali siciliane?

Riformare profondamente e innovare la governance ed il piano di gestione del patrimonio forestale siciliano, prendendo spunto da territori e da modelli adottati anche all’estero, dove riescono a tutelarlo e preservarlo con efficacia, spesso spendendo molto meno ad ettaro di quanto avviene oggi in Sicilia e soprattutto collaborando operativamente con la popolazione residente che va’ coinvolta, motivata e responsabilizzata nel ruolo di “custode dei boschi”. Inserire legislativamente strumenti di collaborazione pro-attiva con i privati/custodi e associazioni ambientali per “far vivere i boschi” come ad esempio avviene già in Spagna e in Francia, dove le aziende agricole che circondano come cordone e cintura protettiva e gli abitanti che piantumano i boschi vengono premiati e incentivati fiscalmente ed economicamente dallo Stato, in relazione alla diminuzione o l’assenza d’incendi nella loro zona assegnata a tutela. In realtà in questi anni non sono mancate le risorse comunitarie erogate ed assegnate a tema alla Sicilia. I Bandi regionali Mis 8.3 ad esempio prevedevano una ingente dotazione finanziaria ed avevano come obiettivo primario “il sostegno e la prevenzione dei danni arrecati alle foreste da incendi, ed eventi catastrofici”; ma è l’impiego di queste risorse che andrebbe canalizzato in progetti efficaci, monitorato e vigilato meglio dagli organismi di controllo, considerata l’ inefficacia degli investimenti pubblici finora effettuati e che si continua a battere cassa e in ritardo alla UE senza volere attuare a valle vere riforme a potenziamento del sistema di gestione, prevenzione e repressione Incendi Boschivi in Sicilia, per la salvaguardia e tutela del patrimonio naturalistico. I tempi sono maturi per dare spazio a un cambiamento gestionale epocale e per ricercare le sinergie strategiche con i privati/custodi…ma la politica che conta deve aumentare l’ascolto, abbassare i muri e dimostrare di volerle realmente perseguire. Le esigenze di vera salvaguardia e sviluppo concreto del patrimonio boschivo in Sicilia non possono rimanere senza risposta, soprattutto in condizioni di emergenza incendi in cui ci troviamo. Ma una domanda sarebbe lecito farsela anche i magistrati inquirenti: A chi giova incendiare i boschi??! Il fenomeno del Terrorismo Ambientale Organizzato oltre ad essere contrastato con fermezza con strumenti e tecnologie innovative (utili anche a raccogliere prove di reato), andrebbe indagato ed approfondito nelle sue origini ideologiche ed economiche che lo alimentano e lo sviluppano. E su questo campo investigativo anche gli organismi inquirenti e la magistratura sono chiamati a fare in pieno la loro parte, affinché in Sicilia si possa davvero cambiare verso. Gestione virtuosa e responsabile, prevenzione innovativa ed efficace, repressione investigativa autorevole e rigorosa…queste le tre parole d’ordine da attuare in sinergia con le varie istituzioni preposte. Per contrastare il fenomeno degli incendi boschivi bisogna pianificare, approfondire e soffocare i diversi canali di ossigeno e gli interessi che li alimentano. Ma non bastano droni, tecnologie digitali, guardie forestali, eserciti, o soluzioni di questo tipo, se la questione non viene affrontata unitariamente e culturalmente. A che serve avere un bilancio dei Comuni, della Regione e dello Stato in pareggio se il patrimonio naturalistico che erediteranno i nostri figli sarà solo una minima frazione di quello che i nostri padri ci hanno lasciato, poiché la politica e gli organismi preposti lo hanno lasciato devastare dal Terrorismo Ambientale Organizzato? Mentre l’Unione Europea lancia la Strategia sulla biodiversità per il 2030, unitamente a quella del Farm to Fork del 2020, in Sicilia dal 2017 ad oggi abbiamo fatto un passo così indietro da avere reso inefficaci oltre 10 anni di queste strategie. A questo punto come scrivono gli accademici “…Per contrastare efficacemente un fenomeno così complesso e fuori controllo occorrerebbero scelte e soluzioni complesse, sinergiche, innovative e radicali e soprattutto una classe politica e dirigenziale consapevole degli effetti devastanti del fenomeno e tecnicamente e culturalmente adeguata”…Che tradotto in termini concreti significa che, alla ripresa dell’attività legislativa, dopo la pausa estiva, il primo punto dell’ODG dei Governi responsabili, deve essere quello di una pianificazione d’insieme della questione non lasciandola ad interventi disarticolati e di parte, ma dove argomenti come, patrimoni forestali, agroecologia, strategia per le aree interne, ecc. vengano viste con una visione nuova e integrata. Visione che può nascere solo con un progetto che metta al centro della Politica l’ascolto di quelle eccellenze culturali, scientifiche e tecniche in cui la nostra terra non è seconda a nessuno e che spesso vivono (perché pensano) troppo ai margini della Politica locale e regionale. Se la Politica non farà questo passaggio, pur nella sua epocale complessità, la Sicilia rischia di perdere la speranza per il futuro.