“In definitiva si può affermare che cosa nostra trapanese è una mafia tradizionale e moderna allo stesso tempo strutturata e organizzata ad immagine e somiglianza dell’uomo d’onore più ricercato Matteo MESSINA DENARO”. Questa la conclusione delle cinque pagine dedicate alla mafia trapanese nella corposa relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento pubblicata ieri e relativa al secondo semestre 2021 (potete leggere a questo link).

La relazione richiama lo storico rapporto delle famiglie trapanesi, soprattutto quelle di Mazara del Vallo e Castelvetrano, con i corleonesi di Totò Riina, ma pone anche l’accento sul “possibile connubio politico-mafioso che potrebbe essere in grado di creare situazioni atte a inquinare l’attività amministrativa e la gestione della cosa pubblica e soprattutto in questo particolare territorio (quello della provincia di Trapani) dar vita a una fitta rete di “protezione” che potrebbe favorire la lunga latitanza di Matteo MESSINA DENARO”. Uomo di punta della organizzazione criminale che sarebbe ancora “la figura di riferimento per tutte le questioni di maggiore interesse dell’organizzazione, per la risoluzione di eventuali controversie in seno alla consorteria e per la nomina dei vertici delle articolazioni mafiose anche non trapanesi”.

La struttura organizzativa territoriale, secondo la DIA, è immutata: 4 mandamenti (Trapani, Alcamo, Castelvetrano, Mazara del Vallo) che risulterebbero suddivisi in 17 famiglie. Cosa nostra trapanese continuerebbe a mantenere alto l’interesse nel gaming, settore che ben si presta come strumento di riciclaggio dei capitali illeciti oltre che come fonte primaria di guadagno al pari del traffico di stupefacenti, delle estorsioni, dell’usura.

Attività d’indagine, sostiene la DIA, evidenziano il carattere “silente e mercantilistico” della mafia trapanese. Intrecci e cointeressenze tra esponenti mafiosi, imprenditori ritenuti vicini a cosa nostra e politici rafforzano sempre più la malavita indebolendo, di conseguenza, l’economia legale. In seno a cosa nostra trapanese è peraltro oramai maturata da tempo la consapevolezza dell’inopportunità di scatenare lotte cruente. Se nelle altre realtà criminali isolane cresce nuovamente il racket del pizzo nei confronti di commercianti e imprenditori a Trapani invece la tendenza sembra essere inversa. Pur evidenziandosi alcuni episodi estorsivi finalizzati soprattutto a mantenere il controllo del territorio.