L’attesa per Dario Safina è destinata a durare per almeno altri cinque giorni.
Questa mattina, a Palermo, udienza dinnanzi al tribunale della Libertà, ma i giudici si sono riservati di decidere sulla revoca dell’obbligo di dimora per il deputato regionale accusato di corruzione e turbativa d’asta.
Arrestato dai carabinieri, per fatti risalenti a quando ricopriva la carica di assessore ai Lavori pubblici del Comune di Trapani, Dario Safina era finito ai “domiciliari”
Misura, questa, poi sostituita dal giudice per le indagini preliminari del tribunale del capoluogo Samuele Corso, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, con quella meno afflittiva dell’obbligo di dimora. “Decisione ingiusta”, avevano, però, commentato i suoi legali, gli avvocati Giuseppe Rando e Salvatore Longo, affidandosi, appunto, al tribunale della Libertà sostenendo “l’inesistenza di qualsivoglia ipotesi di reato contestata al nostro cliente e, di conseguenza, l’insussistenza di esigenze cautelari.”
Secondo l’accusa Dario Safina avrebbe pilotato un appalto sull’illuminazione pubblica per favorire un imprenditore amico e avrebbe anche avuto un ruolo nei bandi truccati della Trapani servizi.
Dall’imprenditore amico, il deputato avrebbe ricevuto regali in denaro. Soldi, però, che non sono finiti nelle tasche dell’indagato, ma utilizzate per finanziare iniziative a favore della città per aumentare, però, – secondo la tesi degli inquirenti – il proprio consenso elettorale. (Lu.tod)


















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