Malcontento a Marsala per la gestione dell’Ospedale. L’area d’emergenza così pensata è inefficace

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Nessuna tranquillità per gli abitanti di Marsala, e del circondario, in merito alla situazione dell’Ospedale e del suo Pronto Soccorso mancante, che, così come è stato pensato in tutta emergenza per sopperire al vuoto determinato dalla trasformazione del ‘Paolo Borsellino’ in Covid-Hospital, tale resta: mancante.  Nei giorni scorsi, in seguito alla richiesta del sindaco, Alberto Di Girolamo, l’Asp di Trapani ha risposto assicurando l’individuazione di un’area di emergenza straordinaria in grado di far fronte alle prime necessità, dopo le quali i pazienti saranno trasferiti in altre strutture. Secondo chi in quell’area ci lavora, invece, questa non può essere la soluzione ai problemi sollevati.  Si tratterebbe, infatti, di convivere con un’area di emergenza ‘a singhiozzo’ che penalizzerebbe i pazienti suddividendoli in  gravi e  meno gravi a discrezione del medico di turno, che non può arrogarsi il diritto di distinguerli accordando loro una precedenza in base ai sintomi apparenti: un paziente che presenta dolori al petto è più grave di chi accusa mal di pancia? Un mal di pancia forse  banale o forse no, se dovuto magari a una rottura dell’aorta. I medici sarebbero costretti a prestare soccorso smistando i pazienti e  lasciando in attesa, nella loro auto, chi ha una colica renale o altre cose non individuate anche per l’impossibilità di eseguire una radiografia. Il Pronto Soccorso costringe inoltre a un’evidente promiscuità, con pazienti Covid o sospetti Covid  a contatto con i pazienti affetti da altre patologie, essendo stata annullata la sala d’aspetto che c’era prima. E poi, per il trasporto seguente presso altri ospedali, il Parco ambulanze presente non è sufficientemente dotato, così come non sono sufficienti i medici, i cui turni sulle ambulanze andrebbero rivisti e ridefiniti. Insomma, regna il caos e regna la paura, da parte degli utenti e da parte di chi sa di non essere messo nelle condizioni migliori per operare. Il Pronto Soccorso locale non è individuato come Guardia Medica, e le persone chiedono e pretendono interventi reali. “In medicina non esiste il paziente grave e quello meno grave”, dicono i medici e il sistema così com’è pensato non consente di prestare una vera assistenza, in sicurezza. Il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, che ha ricoperto per anni il ruolo di Capo Dipartimento dell’Area Medica, nella nota che aveva inviato al Direttore Generale dell’ASP Trapani e al Direttore Sanitario del “Paolo Borsellino”, e che ha fatto pervenire anche al Presidente della Regione, all’Assessore della Salute nonché al Prefetto e alla Protezione Civile regionale, a seguito della decisione dell’ASP di trasformare l’ospedale di Marsala in Covid Hospital, aveva chiesto un’Area di Emergenza realmente funzionante e operativa, quindi di fatto due Pronti Soccorso separati, con ingressi diversi, più ambulanze, rispetto al numero delle attuali, dedicate al paziente non Covid, per evitare eventuali contagi. E poi l’Unità Operativa di malattie infettive, peraltro già prevista nel piano ospedaliero regionale, l’Unità Operativa di Pneumologia – che non può mancare in un Ospedale Covid, e che ci fossero sufficienti dispositivi di protezione individuale per tutto il personale sanitario, che non deve rischiare oltre il dovuto. Il sindaco aveva evidenziato la necessità dell’attivazione degli ulteriori posti letto di rianimazione previsti, e più personale sanitario esperto, anche proveniente da altri Ospedali se necessario, per affrontare meglio l’emergenza. “E’ impensabile trasformare un ospedale in Covid Hospital, senza almeno questi basilari accorgimenti”, scriveva Di Girolamo. Ad oggi nulla di tutto questo è stato realizzato: i tempi tecnici sono stati ridotti e concitati, ma secondo alcuni medici invece, il tempo per pensare a queste soluzioni c‘è stato eccome. Ciò che è indifferibile, adesso,  è dotare il personale sanitario che deve operare più in sicurezza di prima, che Marsala abbia una Pneumologia e un reparto Malattie infettive, che l’ingresso per i Pronto Soccorsi sia diverso e che vengano effettuati più tamponi, “sia al personale sanitario che alla popolazione” – ha aggiunto il sindaco – “per individuare i positivi asintomatici o paucisintomatici, che rischiano di infettare il resto della popolazione, ed è bene che i risultati si abbiano entro poche ore, in attesa di avere anche in Sicilia un test rapido”. Cosa, quest’ultima, di difficile attuazione perché al momento sembra che manchino i reagenti.