Si è concluso oggi, proprio nel Giorno della memoria, il programma delle iniziative “Non ti scordar di me” che Comune di Erice e Libera, associazioni, nomi e numeri contro le Mafie, hanno organizzato in occasione del 37° anniversario della strage di Pizzolungo.

Stamattina, nel Parco della Memoria di Pizzolungo Piana di Anchise, laddove avvenne la tragica strage mafiosa 37 anni fa, si è tenuta la cerimonia solenne di commemorazione delle vittime, Barbara Rizzo, giovane madre, ed i suoi figli, i gemellini Salvatore e Giuseppe Asta, la cui auto fu travolta da un’esplosione che aveva come obiettivo il magistrato della Procura di Trapani, Carlo Palermo. Il Comune di Erice ha deposto una corona di fiori sul monumento in ricordo delle vittime, poi è stato dato il via alla cerimonia solenne.

Tanta emozione. Ascoltare le parole di Carlo Palermo, ancora ferito nell’animo per quell’attentato a lui diretto ed al quale scampò, e guardare il volto di Margherita Asta, unica sopravvissuta della famiglia alla barbarie dell’autobomba, danno il senso profondo di cosa sia il dovere della memoria. Il magistrato scampò alla morte solo perché in quel momento transitava Barbara Rizzo Asta alla guida della sua automobile, con a bordo i figli Giuseppe e Salvatore, che fece da scudo alla vettura blindata del giudice Palermo. Scudo è la parola più spesso pronunciata da Carlo Palermo, come se oggi con la sua testimonianza volesse far scudo a quella legalità ancora minacciata dalla mafia, certamente meno violenta del passato ma non per questo meno pervasiva nel sistema economico sociale della nostra terra. E scudo alla legalità sono anche le coscienze dei tanti ragazzi che oggi erano presenti a Pizzolungo e che nei due giorni trascorsi hanno celebrato sotto l’egida del Comune di Erice e di Libera questo 37esimo anniversario ricordando tutte le vittime della mafia e in particolare, oltre a Barbara Rizzo Asta, a Giuseppe e Salvatore, anche Sebastiano Bonfiglio, sindaco di Monte San Giuliano di cui quest’anno ricorre il centenario della morte, assassinato il 10 giugno del 1922, vittima della mafia agraria.

L’appassionato intervento di Carlo Palermo è stato incentrato sulla speranza, sull’esigenza della pace, della libertà e della solidarietà tra i popoli. Molto forti anche le parole di Margherita Asta che ha invitato tutti a divenire sempre più cittadini pensanti, a trasformare il dolore causato dai lutti in impegno civile, in voglia di riscatto. Salvatore Inguì, coordinatore provinciale di Libera, ha sottolineato l’importanza di rifiutare non soltanto la mafia in quanto tale ma anche la mafiosità, cioè quella sorta di appoggio alla criminalità organizzata. Particolarmente significative anche le parole del dott. Andrea Genna, presidente del Tribunale di Trapani, che si è soffermato sulla necessità di isolare sempre più la mafia, un aspetto che richiede la collaborazione di tutti, non soltanto l’impegno delle Istituzioni. Il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, ha poi spiegato la necessità della valorizzazione della memoria e del ricordo.
Erano presenti alla cerimonia anche il Procuratore della Repubblica di Trapani, dott. Gabriele Paci, i rappresentanti delle Autorità civili e militari del territorio e numerosi cittadini, tra cui molti giovani.

«Come ogni anno è stata una cerimonia molto toccante ed emozionante – commenta la sindaca di Erice, Daniela Toscano, intervenuta anche lei alla commemorazione solenne -. Le parole che sono state dette da tutti coloro i quali sono intervenuti risuoneranno forti per molto tempo nelle nostre menti e nei nostri cuori, e rappresentano un invito, uno stimolo, non soltanto a non dimenticare Barbara, Salvatore, Giuseppe e tutte le vittime della mafia, ma anche ad agire in prima persona, tutti insieme, verso un futuro caratterizzato dal netto rifiuto di ogni forma di criminalità organizzata. Un futuro di cui sentirci partecipi che dipende soltanto da noi e dalle nostre scelte. In questi tre giorni abbiamo messo in piedi un calendario di iniziative molto interessanti che hanno riavviato con decisione Non ti scordar di me. Lo abbiamo fatto con convinzione dopo due edizioni segnate dall’emergenza pandemica, ma che abbiamo comunque inteso organizzare ugualmente, seppur in forma più ridotta. Ringrazio dunque tutti coloro i quali hanno collaborato alla buona riuscita delle iniziative, cioè Libera, Comune di Trapani, Polo Universitario di Trapani e tutte le Istituzioni scolastiche di Erice, con la speranza che tutto ciò possa aver contribuito a rafforzare e consolidare in tutti noi, soprattutto tra i giovani, il sentimento collettivo di coscienza civile e di rifiuto della mafia e delle sue atrocità».

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