La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha definitivamente condannato Roberto Sparacio ingegnere informatico, palermitano, ma pantesco di adozione, indicato come l’Unabomber di Pantelleria. Gli ermellini, avallando la requisitoria del Procuratore Generale hanno rigettato il ricorso proposto dai legali di Sparacio, avverso la sentenza del 12 aprile 2021 emessa dalla Corte di Appello di Palermo, che aveva condannato l’imputato alla pena di anni tre di reclusione. Quest’ultima emessa in parziale riforma della precedente sentenza di primo grado del 17 giugno 2020 del Gup di Trapani Emanuele Cersosimo.

La Cassazione ha anche confermato la condanna dell’ingegnere informatico al risarcimento del danno in favore delle parti civili: l’Ordine degli Avvocati di Trapani, l’ispettore di polizia Gian Camillo Aceto, l’operaio  pantesco Andrea Policardo, il commerciante palermitano Salvatore Monroy.  Sparacio realizzando piccoli ma pericolosi ordigni esplosivi dissimulati dentro chiavette USB che scoppiavano all’inserimento nel PC ferì l’ispettore Aceto, tentò di ferire il commerciante palermitano e, ancora, impiegando dell’iprite, cospargendola sul sedile di un mezzo, ferì l’operaio pantesco Policardo.

Le chiavette furono preparate da Sparacio per vendicarsi di asseriti torti, nell’ambito di contenziosi privati e di natura civilistica, ricevuti da una avvocata trapanese (ma l’ordigno fini nelle mani del poliziotto poi rimasto ferito) e dal commerciante palermitano. Policardo, invece, avrebbe “pagato” l’avere insistentemente richiesto a Sparacio la retribuzione di propria legittima spettanza per l’attività lavorativa espletata presso la “Cava” che l’ingegnere informatico gestiva a Pantelleria.

Accertata la definitiva colpevolezza di Sparacio la parola torna agli avvocati per la liquidazione delle provvisionali accordate in sede penale e per i separati giudizi in sede civile per i danni fisici e morali arrecati dalla sua azione criminale.