Bigliettificio Piazza Mercato

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In passato mi era capitato già di parlarne…,prendendo spunto dalla vicenda “Villino Nasi”, tuttavia, voglio tornarci sopra. Parlo della concessione di Piazza ex Mercato del Pesce a Trapani per eventi di varia natura. Potrebbe obiettarsi, ma cosa c’entra? Poco, ma forse tanto. Mi spiego: quando c’è “ri manciari” tutto è permesso. Quando si tratta di musica, incominciano i distinguo. Inquinamento sonoro, il diritto del cittadino o del turista a riposare, fino ai surreali divieti paesaggisti per l’importanza culturale di un luogo come la dimora dell’ex Ministro trapanese. Personalmente amo assai più “manciari” (ahimè…) che ascoltare musica, soprattutto se ad alto volume. Ma quando si decide di concedere un luogo pubblico – cosa giustissima – bisognerebbe fare attenzione all’utilizzo che l’organizzatore ne faccia. Seppur apparentemente innocuo. Prendiamo spunto da Stragusto, la manifestazione enogastronomica che da molti anni si svolge in queste date a Piazza ex Mercato del Pesce. Sostanzialmente un bigliettificio di roba da mangiare e nulla di più. Letteralmente nulla di più. Che sia chiaro, è sacrosanto che chi organizza debba avere il suo ritorno economico. Ci mancherebbe. Solo che c’è modo e modo; in questo caso, è come se mi venga concesso il campo da gioco gratis, mi fischio un calcio di rigore a favore senza portiere, segno, vinco e prendo pure il premio partita. Troppa grazia Sant’Antonio. A fine luglio, in uno dei luoghi più frequentati e di passaggio della città, credo che sia troppo comodo “prendere” e non restituire nulla. Hai voglia a dire il cibo è cultura. Lo è quando si accompagna a workshop, talk tematici, cooking show…, altrimenti è ben lontano dall’essere cultura ma semplicemente una sagra strapaesana. Tanto per fare un esempio: nello scorso fine settimana si sono svolte anche “I Sapori di Grani Antichi” a Calatafimi, “Baglio, Olio e Mare” a Castelluzzo e “La Sagra della Busiata” a Buseto Palazzolo. Tutte sbigliettavano, giustamente…, ma TUTTE, nel loro piccolo, avevano un programma parallelo di attività: dei palchi con degli spettacoli e qualche concertino, dei cooking con noti chef del territorio, talk tematici con professionisti dell’agroalimentare. E di certo, loro non avevano le potenzialità di una location come quella di Stragusto in termini di visitatori e dunque di introiti per i ticket. All’ex Mercato del Pesce, invece, in cinque giorni, niente di niente. Non un palco per dibattiti sul cibo o qualche spettacolo così da poter “restituire alla città” un po’ di buon umore con del cabaret o un concerto. Si entra e “si mancia”, stop. Non ho voluto citare il Cous Cous Fest per non creare paragoni imbarazzanti; ma lì, chi organizza, mette su una macchina monstre destagionalizzando, con i fatti e non a chiacchere, il periodo estivo. Incassando, giustamente, ma ritornando tanto al territorio. Anche per chi non vuole comprare il ticket. A mio avviso una amministrazione, certi luoghi deve concederli gratuitamente solo in periodi di bassa stagione quando c’è di mezzo lo sbigliettamento; stai certo che così gli organizzatori investirebbero “in nomi” (chef, artisti, cantanti…) che attirerebbero persone da fuori così da poter vendere i tickets. È chiaro che se gli dai una Piazza centralissima in piena estate, chi gestisce non deve fare altro che stare ad aspettare dietro la cassa che gli si portino i soldi. In verità, “la nostra” ex Mercato del Pesce ha visto anche di peggio in passato. Ricordo vagamente il facilmente dimenticabile Cous Cous Day, neanche lontanamente paragonabile ad un unghio dell’evento organizzato dalla Feedback a San Vito Lo Capo, quest’anno giunto alla Tonnara, dopo tanti girovagare, che potè stare 15 giorni a cavallo di ferragosto lì. Una oscenità. Anzi, tutto sommato lo Stragusto è organizzato anche bene. Ma non credo sia questo che vada dato al turista oggi. Manciare e solo manciare. 

Massimo Marino
Presidente di Telesud