Giallo a Bagheria, pallavolista rinvenuta morta dentro la piscina di una villa

Un sabato sera che doveva essere di festa si è trasformato in un incubo. Simona Cinà, pallavolista di 20 anni, è stata ritrovata morta all’alba nella piscina di una villa in viale Sant’Isidoro, a Bagheria. La giovane, originaria di Capaci, era lì con alcuni amici per partecipare a una festa organizzata da due neo-laureati. Intorno alle 4 del mattino, il corpo senza vita è stato notato galleggiare in acqua. Quando sono giunti i soccorsi Simona era già morta.
Le indagini sono affidate ai carabinieri della compagnia di Bagheria, che stanno tentando di ricostruire l’esatta dinamica della tragedia. Troppe, al momento, le zone d’ombra. E troppi gli interrogativi che pesano su una vicenda che scuote profondamente due comunità: Bagheria e Capaci.
“Una ragazza solare – dice Paolo Di Maggio, presidente dell’Acds Capacense Volley – amava la pallavolo, ha giocato con noi fino allo scorso anno. Siamo distrutti. Era partita per l’Erasmus in Spagna, aveva tanti sogni”.
La salma della ragazza è stata sequestrata. L’autopsia, già disposta dalla magistratura, potrebbe fare luce su un mistero che, al momento, lascia solo dolore e domande. Secondo quanto riferito dal legale della famiglia Cinà, l’avvocato Gabriele Giambrone, ci sono molti aspetti che non tornano. Intanto, un ragazzo, presente alla festa, è stato portato in caserma per un prelievo di Dna. Nella villa sono state rinvenute tracce di sangue. Il giovane ha dichiarato di essersi ferito dopo aver dato un calcio per la disperazione, appresa la notizia della morte. Gli investigatori, però, non escludono nulla e stanno effettuando accertamenti su quelle macchie.
C’è poi il giallo della scena del party: secondo il legale della famiglia Cinà, quando è arrivato nella villa insieme ai genitori della ragazza – avvisati telefonicamente da un ragazzo che ha risposto al cellulare di Simona – la casa era “insolitamente pulita” e priva di tracce di alcolici, nonostante l’invito alla festa circolato su WhatsApp contenesse emoji di cocktail e bicchieri. C’erano soltanto bottigliette d’acqua vuote.
“Simona era una salutista – prosegue il legale – non beveva, curava l’alimentazione. Che cosa è successo davvero in quella piscina tra le 3 e le 4 del mattino, dopo che la sua migliore amica l’aveva lasciata lì?”.
L’intero quartiere di Capaci si è stretto intorno ai familiari. Sotto shock anche i compagni di squadra e i tanti bambini a cui Simona insegnava pallavolo. Il suo sorriso – raccontano – “riempiva la palestra”.

Le prossime ore saranno decisive. L’autopsia, i rilievi scientifici e le testimonianze potrebbero chiarire se si sia trattato di una tragica fatalità o se dietro la morte di Simona si nasconda qualcosa di più oscuro.