Pamela Giacomarro
Il tam tam è partito sui social. Da nord a sud. Non appena si è diffusa la notizia del blocco della Global Sumud Flotilla da parte dei militari della marina israeliana, un fiume umano ha invaso le strade in molte città d’Italia. Una reazione immediata, spontanea. Studenti, attivisti, famiglie, lavoratori, giovani e anziani insieme, uniti dal desiderio di esprimere vicinanza al popolo palestinese e alla Flotilla.
Un movimento di massa, civile e civico, capace di riportare in piazza generazioni diverse. Una voce collettiva per dire stop al genocidio in corso a Gaza, per dire basta all’occupazione dei territori in Cisgiordania. Anche Palermo non è rimasta indifferente: migliaia di persone hanno invaso le strade della città. Il corteo, partito da piazza Sant’Anna, ha attraversato il centro storico fino al teatro Massimo, per poi proseguire lungo via Ruggero Settimo in direzione del Politeama.
Ma all’ingresso della piazza – dove è in allestimento il villaggio dell’Esercito – il flusso è stato fermato dalle forze dell’ordine. La tensione è salita in pochi istanti: i manifestanti sono stati caricati a manganellate. Una ragazza ha riportato una ferita alla testa, un giovane è stato colpito ripetutamente anche quando era già caduto a terra. Dopo i momenti più duri, la calma è tornata, ma l’eco della protesta resta forte. La manifestazione palermitana, come quelle che hanno attraversato l’intero Paese, segna il risveglio di un movimento popolare che grida il suo dissenso. Per Gaza, per la Palestina, per la Flotilla. Ma anche per dire a gran voce che non si riconosce nella pavidità, nell’ipocrisia e nella complicità del governo italiano.


















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