Le tre domande della domenica a…

Gioacchino Veneziano, segretario generale UIL Polizia Penitenziaria

LE 39 UNITA’ DI POLIZIA PENITENZIARIA ASSEGNATE IN PROVINCIA DI TRAPANI COME LE GIUDICA?

Sicuramente sono una boccata di ossigeno che consentono solamente di recuperare il gap tra le uscite per i pensionamenti, ma sono totalmente insufficienti per innalzare il livello di sicurezza delle carceri nella provincia, soprattutto il Pietro Cerulli di Trapani, una delle più grandi e problematiche della regione.

QUALI SONO I PROBLEMI CHE SOFFRE LA POLIZIA PENITENZARIA?
In primis la carenza degli organici, ridotti per effetto di una legge voluta dal governo Renzi che ha ridotto le piante organiche già mai colmate le 20%; per esempio la casa circondariale di Trapani prima della legge “Madia” doveva avere 324 unità di polizia penitenziaria, di colpo sono state ridotte a 300. Premesso che la popolazione detenuta che poteva contenere il Pietro Cerulli era di 340 detenuti, poi il nuovo padiglione ha portato al capienza a quasi 600 detenuti8, oggi ne abbiamo 460 e siamo appena 270, con almeno 30 pensionamenti a fine anno…Quindi se togliamo dal dato dei 270 i 30 pensionamenti, i 70 negli uffici le 35 unità per il nucleo traduzioni il risultato e davvero drammatico, perché da questi numeri dobbiamo aggiungere le assenze per i diritti del personale che si aggirano per legge al 33%… Oggi la Polizia Penitenziaria davvero è in grande difficoltà, per effetto di leggi sbagliate fatte da gente che il carcere lo
conosce solo dalle fotografie oppure per sentito dire, ovvero perché oggi pare faccia più consensi sia sociali che politici occuparsi di chi ha violato le leggi dello stato rispetto a chi le deve garantire.
In provincia di Trapani mancano a parte le 39 integrazioni, ulteriori 60 unità al Pietro Cerulli 30 unità al Giuseppe Barraco di Favignana, 10 unità a Castelvetrano, per un totale di 100 tra uomini e donne della Polizia Penitenziaria.

COME SINDACATO A PARTE LE LAMENTELE CHE POSSONO FARE TUTTI COSA PROPONETE PER MIGLIORARE LO STATO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA E DELLE CARCERI IN GENERALE?
Semplicemente affrontare i problemi con un percorso senza pregiudizi ideologici. Intanto colmare gli organici di tutti le figure professionali considerato che nelle tre carceri di Trapani mancano i direttori; Attuare una politica più incentrata a garantire una maggior efficienza della sicurezza per la struttura, poiché investire solo sul trattamento ha prodotto quando sono accaduti gli eventi critici tra cui la rivolta abbiamo dovuto fronteggiarla con mezzi di circa 40 anni fa, (scusi, sfollagenti) e poi come hanno visto tutti le carceri si
sbriciolavano, i portoni buttati giù e i detenuti si sono trovati fuori dalle celle , sui tetti e nei cortili, perché tutto viene fatto in economia. Poi ormai oramai la tecnologia ha superato la realtà, abbiamo i droni che consegnano droga, telefonini e pare anche armi, ma noi non solo non abbiamo le sentinelle che possano controllare l’esterno, ma non abbiamo le sale regie con apparati di videosorveglianza che possano sostituire tale carenze. Insomma, se vogliamo attuare l’art .27 della costituzione, concetto dove tutti si lavano la bocca,
bisogna garantire la sicurezza nelle carceri e da questo poter lavorare per cercare di attendere al mandato istituzionale di recuperare il detenuto, che in questo momento storico è davvero sovvertito da politiche troppo buoniste che minano davvero l’efficienza e/o l’efficacia della Polizia Penitenziaria. Il carcere per essere efficiente ed efficace deve garantire l’ordine la sicurezza ed il trattamento, dividendo i detenuti che continuano a delinquere all’interno delle carceri, specialmente quelli che usano comportamenti violenti contro la polizia penitenziaria, istituendo per questi reparti detentivi differenziati, per dividere chi non vuole essere recuperato, quindi in pratica stabilendo un trattamento differenziato, rispetto a quei detenuti che con il loro comportamento dimostrano di rispettare le regole penitenziarie. Troppo facile per chi viene a visitare le carceri sia essi politici che organismi tra cui i garanti dei detenuti ed Antigone che con mezz’ora l’anno si possono permettere di dire che tutto non funziona scaricando, buttando sempre ombre oscure verso la la Polizia Penitenziaria. A costoro chiedo di prestare servizio per un mese con noi, con la nostra uniforme e capire che cosa è un carcere e soprattutto che dentro le carceri non ci sono solo monaci tibetani o monache orsoline, ma sono richiusi soggetti che ancora fanno piangere persone per i reati compiuti, questi cittadine/i che hanno subito i reati meritano rispetto. Infine, la legge che ha soppresso gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari ha scaricato tutti i malati psichiatrici dentro le strutture penitenziari, creando un mix micidiale che genere caos e disordini, perché le REMS che dovevano sostituire gli OPG non sono sufficienti per detenere tutti questi malati o presunti. In conclusione dalla politica da anni che ci aspettiamo il rimpatrio coatto di tutti i detenuti stranieri specificamente quelli magrebini che oggi risultano quasi il 30% della popolazione detenuta e sono quelli più violenti e più inclini a violare le regole perché così facendo rimangono sempre dentro le nostre carceri a spese del contribuente infischiandone dell’art. 27 e del recupero.