Ieri sera, in una tempestosa sequenza di eventi, l’assessore allo Sport Emanuele Barbara si è dimesso durante una diretta Facebook, annunciando un passo indietro motivato come un atto di coerenza verso i cittadini e invitando esplicitamente a tornare al voto.
L’improvviso epilogo è stato preceduto dalla pubblicazione via X (ex-Twitter) di un audio estratto da una telefonata tra Barbara e l’imprenditore Valerio Antonini, presidente delle due maggiori squadre sportive cittadine e leader del movimento Futuro.
In questo dialogo, Barbara ammetteva che la questione dei cori offensivi durante una partita (dove veniva insultato come “uomo di m…”) era stata “politicamente evocata” a scapito di Antonini.
A chiedergli di non specificare l’equivoco sarebbe stato proprio il primo cittadino di Trapani, Giacomo Tranchida, il quale, da parte sua, avrebbe aperto il conflitto accusando Barbara proprio di essere “al guinzaglio di Antonini”.
Quel che emerge è una giunta che, al di là delle tensioni personali, sembra completamente sfilacciata. Già nelle ore precedenti, l’assessore Enzo Guaiana si era dimesso, cedendo il suo posto a Giulia Passalacqua, mentre Guaiana faceva ritorno al Consiglio comunale. Quel cambio, raccontato come segno di “continuità”, si inserisce in un clima ben diverso da quello di coesione prospettato.
La frattura più esplicita è quella tra Tranchida e Antonini, con Barbara che si trovava invischiato in una sorta di triangolo di potere, finendo con il manifestare pubblicamente la propria frustrazione, innescando lo scontro aperto. Il fatto che tutto si risolva in video, audio e post social, più che nelle stanze degli uffici, è indicativo di una crisi già conclamata nella capacità dell’amministrazione di dialogare internamente.
Il ruolo di Barbara – giovane, carico di deleghe, energico al limite dell’instancabile – è stato spesso al centro di tensioni.
In passato, era stato accusato anche da consiglieri della sua stessa maggioranza di “ansia da prestazione”, di un uso spasmodico di spot e social marketing politico, a scapito della concretezza amministrativa. In altre occasioni, aveva simbolicamente rimesso una delega (quella agli eventi) a seguito di un dietrofront politico sulla revoca di un contributo comunale.
Ieri, però, è stato un gesto politico eccezionalmente forte: la resa nei confronti di un sistema che chiamava “monarchico” e “ormai incapace di assicurare buon governo cittadino”, parlando di priorità disallineate rispetto ai bisogni concreti di Trapani – come acqua, pulizia, verde pubblico.
Tranchida ha spesso difeso Barbara come elemento fondamentale del rinnovamento amministrativo.
Tuttavia, la sua effettiva capacità di reggere questo ruolo è stata messa a dura prova.
La frattura tra giunta e leader esterni (Antonini) è ormai troppo evidente per essere ignorata. La narrativa della “continuità politica” lascia il tempo che trova, quando sul campo i rapporti interni si spezzano e il governare si trasforma in una questione di rapporti personali più che di indirizzo amministrativo.
Le dimissioni di Barbara non rappresentano un mero episodio passeggero, bensì il sintomo di una crisi interna che ribadisce: incoerenza e disallineamento tra leadership politica e amministrativa; fratture che si consumano pubblicamente invece che in sedi istituzionali e un tessuto politico locale teso da rivalità, veleni e mancanza di un progetto condiviso.
Trapani si risveglia oggi con una giunta mutilata, un assessore uscito in diretta social, e una maggioranza che sembra più divisa che mai. I cittadini si chiedono: quanto durerà questa “continuità” se il conflitto non è riconosciuto e affrontato? Assassinati i simboli, restano le ferite. E per sanarle ci vorrà più di un semplice rimpasto: ci vorrà chiarezza, visione, e forse… un ritorno al voto.
Di fatto, l’uragano Antonini e col suo modo “all’americana” di porsi nell’ambito delle dinamiche comunicative in un territorio sonnacchioso e distratto come quello trapanese sta davvero cambiando diversi paradigmi non solo nell’imprenditoria ma anche, evidentemente, nelle dinamiche politiche locali.


















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