Era una mafia sanguinaria, una mafia che uccideva. 43 anni fa in via Isidoro Carini a Palermo, l’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Dalla Chiesa, il “prefetto dei cento giorni”, inviato nel capoluogo siciliano per combattere la mafia dopo gli importanti risultati nella lotta al terrorismo. Una battaglia, però, solitaria e con le armi spuntate. Ucciso dopo che aveva chiesto poteri speciali per la sfida a cosa nostra.
Oggi la commemorazione sul luogo dell’eccidio alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Presente anche l’ex senatore nonché procuratore Pietro Grasso.
«A quarantatré anni di distanza, la memoria di quel vile agguato è, per l’intero Paese, un costante monito alla responsabilità e al comune impegno nella lotta alla mafia – ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella -. Lo sforzo di tutti contro la mafia è essenziale per un duraturo progresso umano, sociale ed economico».
Schifani: «La sua lezione vive nella Sicilia di oggi»
«Nel giorno in cui ricordiamo il sacrificio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia il 3 settembre 1982 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, la Sicilia si stringe attorno alla memoria di un uomo che resta un faro di legalità per le generazioni presenti e future. Dalla Chiesa è per noi motivo di commozione e di profonda gratitudine: in un contesto difficile come quello siciliano, lottò senza tregua contro la criminalità organizzata, pagando con la vita il suo altissimo senso di fedeltà allo Stato. A 43 anni dalla morte, la sua figura continua a costituire un esempio prezioso, capace di scuotere la coscienza civica di ogni cittadino e rappresentante delle istituzioni».
Così il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. Alla cerimonia di questa mattina a Palermo, il presidente ha delegato in rappresentanza del governo regionale l’assessore ai Beni culturali Francesco Scarpinato; erano inoltre presenti il gonfalone della Regione e una corona d’alloro è stata deposta in memoria delle vittime.
Scarpinato: «Esempio che tocca nel profondo nostra coscienza civica»
«Il senso dello Stato e la tenacia dimostrati dal prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa nel contrasto alla mafia, in un contesto difficile come quello siciliano, toccano ancora oggi, nel profondo, la coscienza civica di ogni cittadino e di ogni rappresentante delle istituzioni. Un esempio prezioso per le nuove generazioni con cui il generale amava dialogare, avendo capito l’importanza del loro coinvolgimento nel promuovere la cultura della legalità. Per questo, oggi, il governo Schifani ha voluto essere presente ricordando il suo sacrificio e quello della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo». Lo dichiara l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, delegato dal presidente Renato Schifani in rappresentanza della giunta a partecipare alla commemorazione in via Carini, a Palermo. Alla cerimonia, la Regione era presente con un gonfalone. Deposta, inoltre, una corona d’alloro in memoria delle vittime.


















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