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Acqua a Trapani: ecco perchè in alcune zone arriva ed in altre no

Il focus sui disagi nell'erogazione idrica in città , dove nelle giornate di distribuzione ci sono zone che restano a secco.

A Trapani continuano a tenere banco i disagi nell’erogazione idrica. E tra turni che saltano, rotture, black-out, problemi di siccità e acqua che manca, ci sono diverse zone della città che non riescono ad essere rifornite nelle giornata di regolare distribuzione. In questo focus proviamo a comprenderne i motivi e quelle che potrebbero essere le possibili soluzioni individuate dal servizio idrico del Comune di Trapani.

IL GIRO DELL’ACQUA DA BRESCIANA A TRAPANI

Per capire perchè, nelle giornate di erogazione idrica, alcune zone di Trapani restano a secco mentre altre no, bisogna avere il quadro completo del giro che fa l’acqua dai pozzi di Bresciana fino alla città per arrivare, quando arriva, nelle abitazioni e nelle attività commerciali. Un “viaggio” di circa 60 chilometri che dai territori di Castelvetrano e Campobello di Mazara prosegue nelle condotte del capoluogo, dopo avere rifornito altri territori. Perchè non tutta l’acqua prelevata da Bresciana finisce a Trapani.

Va detto subito che una parte, piuttosto cospicua, stimata tra i 40 ed i 45 litri al secondo, si perde lungo la condotta. E questo nonostante gli interventi di riparazione disposti ed eseguiti dal Comune di Trapani nei mesi scorsi. Un dato, quello delle perdite, che viene fuori dalla relazione di pochi giorni fa del servizio idrico integrato del Comune di Trapani a firma del dirigente Orazio Amenta. In base ai dati riportati nel documento, prendendo come riferimento lo scorso 28 giugno, del quantitativo di 227 litri al secondo, dal serbatoio di Bresciana nel mega cisternone di San Giovannello sono arrivati in tutto 97 litri al secondo. Meno della metà. A questi si devono aggiungere gli 11 litri secondo di pozzo Madonna. Troppo poco per garantire la pressione ed il quantitativo necessario per fare arrivare l’acqua in tutta la città. Proviamo a capire perchè.

LE DIRAMAZIONI PRIMA DI ARRIVARE A SAN GIOVANNELLO

Lungo la condotta di 60 chilometri ci sono diverse diramazioni. La prima è quella che porta l’acqua a Favignana, un quantitativo di 25 litri al secondo di pertinenza di Siciliacque fatta confluire nel serbatoio di Bresciana in modo da utilizzare l’acquedotto in direzione Trapani. Una sorta di vettoriamento, che non incide sull’equilibrio idraulico del sistema. Su Bresciana Siciliacque conferisce anche un approvvigionamento aggiuntivo di circa 15 litri al secondo proveniente da Montescuro. Un quantitativo che, in queste settimane di emergenza idrica, risente del razionamento e dei minori rifornimenti disposti per fare pronte alla situazione degli invasi, con livelli sempre più bassi a causa della penuria di piogge.

C’è poi la diramazione per l’aeroporto di Birgi, con una portata di 8-10 litri secondo ed a seguire quella di Marracco, a Misiliscemi: qui due vasche e due pompe alimentano le ex frazioni trapanesi diventate di recente un Comune autonomo, che incidono nell’erogazione idrica proveniente da Bresciana per 38-40 litri al secondo. Seguono quindi le diramazioni di Xitta-Ponte Salemi (5 l/s), Fontanelle Sud (10 l/s), Vigili del fuoco (8-10 l/s), Villa Rosina (3-5 l/s). La restante parte d’acqua finisce nel serbatoio di San Giovannello per alimentare il centro urbano della città di Trapani. Ma con modalità e condotte diverse.

IL SERBATOIO DI SAN GIOVANNELLO

Da San Giovannello l’acqua prosegue dunque il suo viaggio verso le case e gli edifici del centro urbano. Una parte viene immessa direttamente nella condotta di distribuzione che alimenta, secondo i turni a giorni alterni, le due macro aree che suddividono la città: centro storico e Trapani Nuova. Un’altra condotta rifornisce invece il serbatoio di Martogna, che è a servizio dell’area nord della città, la zona del cimitero per intendersi.

UN TUBO PER LE PARTI PIU’ ALTE DELLA CITTA’

Nel sistema idrico di San Giovannello entrano in gioco le diverse “quote” del centro urbano. Le parti più alte della città sono servite da un tubo posto sulla sommità del serbatoio di San Giovannello, che viene allagato solo se il livello dell’acqua raggiunge una certa quota pari a 7,80 metri. Le restanti parti della città, invece, prendono “l’acqua da un’ulteriore condotta posta a un livello inferiore, che viene alimentata in funzione della quantità dell’acqua disponibile nel serbatoio e della pressione idrostatica presente in condotta”, viene spiegato nella relazione del servizio idrico integrato del Comune.

I tubi da cui passa l’acqua destinata ai trapanesi sono dunque due: uno più in basso ed uno più alto. La parte superiore serve ad alimentare le zone più in alto del centro urbano in base al principio dei vasi comunicanti. Ma per fare arrivare l’acqua in questo tubo bisogna raggiungere il livello di 7,80 metri. Per il centro storico, dove entrano pure in gioco le diverse altezze di questa parte della città, c’è poi un sistema di rilancio in viale Duca d’Aosta. E nel centro storico ci sono proprio diverse strade che soffrono di penuria d’acqua e che non riescono a rifornirsi nelle giornate di erogazione idrica.

LE POSSIBILI SOLUZIONI

Sempre prendendo come campione la portata idrica dello scorso 28 giugno da Bresciana al serbatoio di San Giovannello, è stata stimata un quantitativo di acqua disponibile per la città di Trapani di 108 l/s, ovvero i 97 l/s di Bresciana più gli 11 litri di pozzo Madonna. Troppo poco, perche per garantire l’arrivo dell’acqua allo sforo a quasi otto metri di altezza servirebbe una portata non inferiore a 150-155 l/s. Se non si raggiunge questa quantità, lo sfioro in alto resta a secco e l’acqua non arriva in diverse zone della città, come in buona parte del centro storico come avvenuto proprio nella giornata presa in esame per la relazione a firma del dirigente Amenta, dove viene evidenziato come il sistema di adduzione e distribuzione dell’acqua sia stato progettato come “un sistema unitario, dove i singoli pezzi non possono essere disconnessi e in cui ogni pezzo deve funzionare in modo integrato rispetto agli altri“.

In questo senso la diramazione Marracco, che fornisce Misiliscemi prende acqua per prima e quindi dalla sua apertura e chiusura dipende tutta la distribuzione a valle delle altre cinque diramazioni. “L’ultima diramazione, quella del serbatoio di San Giovannello, riceve tutta l’acqua residuale non distribuita lungo la tubazione proveniente da Bresciana. Ciò significa che il centro abitato di Trapani è rifornito dell’acqua residuale non distribuita dalle precedenti diramazioni. È evidente quindi – si legge ancora nel documento – che occorre una suddivisione della risorsa idropotabile, a maggior ragione in questo momento di emergenza idrica, che possa garantire i quantitativi minimi di acqua alla popolazione”.

RIVEDERE LA DISTRIBUZIONE IDRICA TRA MISILISCEMI E TRAPANI

Tra le soluzioni ipotizzate dagli uffici del servizio idrico c’è quella di rivedere la distribuzioni idrica tra i comuni di Trapani e Misiliscemi, partendo dal calcolo dei residenti, rispettivamente, in base agli ultimi dati disponibili, 55.218 e 8.417, analizzando pure la produzione dei rifiuti ed il consumo di energia elettrica. In base ai numeri snocciolati nella relazione, viene fuori una ipotesi di riequilibrio dei 38 l/s che al momento vanno a Misiliscemi, fermo restando la produzione idrica attuale di Bresciana, poco sopra i 200 litri al secondo. Una stima che porterebbe ad una diminuzione delle forniture del 30 per cento per il nuovo Comune, quindi con una portata attorno a 26 l/s mentre Trapani salirebbe a 179 l/s, il quantitativo stimato necessario per assicurare l’acqua in tutta la città, a prescindere dall’altezza, non lasciando a secco nessuna zona come avviene per adesso.

Mario Torrente

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