Depositata all’Assemblea Regionale Siciliana un’interrogazione urgente a firma del deputato regionale Ismaele La Vardera, che punta i riflettori su una vicenda che coinvolge il relitto archeologico “Marausa 2” e la figura del suo scopritore, Francesco Brascia.
Il relitto, rinvenuto fortuitamente da Brascia al largo delle coste di Misiliscemi, nel Trapanese, rappresenta un patrimonio di straordinaria rilevanza storica e culturale. Ma, secondo La Vardera, la gestione da parte della Soprintendenza del Mare solleva numerosi dubbi.
Il deputato denuncia innanzitutto la mancata attribuzione formale della scoperta a Brascia, definito genericamente “pescatore” nei documenti ufficiali, e tenuto fuori da ogni evento e comunicazione istituzionale legata al relitto, nonostante sia stato lui, per mesi, a sorvegliarlo a titolo gratuito su richiesta verbale della stessa Soprintendenza.
Secondo La Vardera, durante le operazioni di scavo tra giugno e luglio 2023, le autorità non avrebbero garantito alcuna vigilanza pubblica, né in mare né a terra. A colmare il vuoto sarebbero stati, ancora una volta, Brascia e la sua famiglia. Senza incarichi ufficiali, ma con indicazioni informali ricevute via telefono e messaggi.
Non solo. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, sarebbero state impiegate imbarcazioni non autorizzate per il trasporto del relitto. Mezzi regolarmente abilitati, come l’imbarcazione “Il Pilota” del porto di Trapani, invece, sarebbero rimasti inutilizzati. Elementi che sollevano dubbi su sicurezza e regolarità delle operazioni.
Il Museo Baglio Anselmi di Marsala ha successivamente preso in carico il relitto “Marausa 2” per il restauro. Anche qui, Brascia avrebbe contribuito volontariamente, ancora una volta senza riconoscimenti né copertura ufficiale. E ad oggi, secondo La Vardera, non esiste alcuna informazione pubblica sulle condizioni di conservazione del relitto, che richiede trattamenti lunghi e complessi a causa del legno bagnato.
Ma non è tutto. Il parlamentare siciliano segnala una presunta anomalia amministrativa: il finanziamento delle operazioni sarebbe arrivato da fondi destinati allo Stagnone di Marsala, pur trattandosi di un relitto situato in acque di Misiliscemi, territorio istituito ufficialmente nel 2021.
La domanda è: è stato fatto un uso corretto dei fondi pubblici?
Nel testo si chiede inoltre perché, nonostante le formali richieste dell’avvocato di Brascia, le autorità non abbiano ancora riconosciuto il premio di rinvenimento previsto dalla legge per chi scopre beni archeologici sommersi.
E si domanda anche quali siano le condizioni attuali del relitto “Marausa 2”, se sia custodito adeguatamente e se esistano forme di vigilanza.
La Vardera, infine, sollecita un’azione concreta e trasparente da parte della Regione Siciliana, per fare luce sull’intera vicenda, accertare eventuali responsabilità e restituire al signor Brascia il ruolo che gli spetta.
Un caso emblematico, che riapre il dibattito sul rapporto tra istituzioni e cittadini nella tutela del nostro patrimonio sommerso.


















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