Elezioni: “l’antimafia” vince a metà.

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Bene Forgione alle Egadi, perde Ingroia a Campobello.

Figuriamoci se le candidature di Francesco Forgione a Favignana e di Antonia Ingroia a Campobello di Mazara non sarebbero state tirate per la giacchetta – più o meno loro malgrado – in nome dell’Antimafia di facciata. Ed infatti, i social non hanno lesinato endorsement, anche dai “soliti cerchi magici”, tifando espressamente per la loro vittoria, fermo restando, poi, stigmatizzare ipocritamente l’etichetta antimafia. Alle Egadi, l’ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia (non per etichetta ma per definizione parlamentare…) ha fatto molto bene; ciò che si aspettava sostanzialmente. Fare bottino pieno sfruttando la divisione del centrodestra – per quello che possa valere questa definizione in contesto isolano – con le due candidature di Maria Sinagra e Toto Braschi. In verità, Forgione ha puntato assai poco la sua campagna elettorale su “legalità e antimafia”, puntando sul proprio progetto civico e sui giovani. Certo sarebbe stato difficile per lui cavalcare quest’onda visto che si è andati al voto proprio a causa di una vicenda giudiziaria – tutta da dimostrare processualmente – della sua area politica, ma così è andata. A Campobello, invece, Antonio Ingroia ha raccolto la sua ennesima magra figura, elettoralmente parlando. Dopo l’assai più velleitaria Rivoluzione Civile del 2013, che ha rivoluzionato ben poco il panorama politico italiano…, l’ex PM antimafia (anche qui non per etichetta ma per definizione istituzionale della Direzione Distrettuale…) le ha prese sonoramente dall’uscente Giuseppe Castiglione. Nel paese belicino il “progetto Sgarbi” in salsa antimafia (qui si per etichetta ironica…) si è fermato sotto il 20%. Le aspettative della sinistra, che lì si schierava con pezzi importanti dei suoi apparati, erano ben altre. Una campagna, la sua, qui sì assai incentrata sulla “legalità rivoluzionaria”. Insomma, vuoi o non vuoi, le due candidature sono state oggetto di etichette; in un territorio dove non si perde occasione di tirare per la giacchetta un processo democratico, quello del voto, che dovrebbe essere lasciato agli elettori sui programmi e sulle squadre messe in campo formate da uomini e donne del territorio, lontani dalla strumentalizzazione mediatica dei soliti noti.