166 anni di carcere complessivi per 13 imputati. È la richiesta avanzata dal PM Francesca Dessì al giudici del Tribunale a Marsala nell’ambito del processo che prese le mosse dalla operazione antimafia dei carabinieri “Annozero” portata a segno dal comando provinciale di Trapani nell’aprile del 2018. Gli imputati sono ritenuti, a vario titolo, vicini al boss latitante Matteo Messina Denaro e per suo conto avrebbero svolto diversi compiti di fiancheggiamento: dal ruolo di postino a quello di esattore, al sostentamento delle famiglie dei detenuti.
Le pene più pesanti (25 anni di carcere) sono state chieste per Gaspare Como, cognato di Matteo Messina Denaro, ritenuto al vertice nella “famiglia” di Castelvetrano, e per Dario Messina, ritenuto dagli inquirenti il nuovo reggente del mandamento mafioso di Mazara del Vallo. A quest’ultimo appena cinque giorni fa la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per un valore complessivo di 140mila euro. Messina secondo gli investigatori avrebbe curato nel tempo i rapporti tra le famiglie mafiose del mandamento di Mazara del Vallo, e avrebbe gestito al contempo la distribuzione dei proventi illeciti ed il sostentamento dei familiari dei detenuti affiliati.
Queste le altre richieste del pm Dessì: 23 anni per Vittorio Signorello, anche lui di Castelvetrano, 20 anni per Bruno Giacalone, di Mazara del Vallo, 18 anni per Vito Bono, di Campobello di Mazara, 17 anni per il mazarese Giovanni Mattarella, genero del defunto boss Vito Gondola, detto “Coffa”, 16 anni per il castelvetranese Carlo Cattaneo. Quest’ultimo, operante del settore delle sale giochi e scommesse on line, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il pm, infine, ha invocato 8 anni di reclusione e 8 mila euro di multa per l’ex consigliere comunale di Castelvetrano Calogero “Lillo” Giambalvo, 7 anni per il campobellese Giuseppe Accardo, 5 anni per Carlo Lanzetta, 4 anni ciascuno per Nicola Scaminaci, Giuseppe Tommaso Crispino e Maria Letizia Asaro. Tra le accuse a vario titolo contestate agli imputati, oltre all’associazione mafiosa, anche l’estorsione, i danneggiamenti (incendi), il trasferimento fraudolento di valori e il favoreggiamento. Nell’indagine, è emerso anche l’interesse della mafia nel settore delle scommesse on line.


















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