Da più parti viene chiesto un intervento immediato al Governo nazionale perché siano rilasciati i 18 marittimi mazaresi e i pescherecci Antartide e Medinea sequestrati il primo settembre scorso dalle milizie del generale Haftar in acque internazionali, a 35 miglia da Bengasi. L’ultima richiesta in ordine di tempo è stata avanzata stamani dal Leoluca Orlando, nella qualità di presidente di Anci Sicilia: «C’è un grande sentimento di preoccupazione, le famiglie sono in uno stato di ansia ormai da due mesi. Ci conforta sapere, come specificato dall’ambasciatore italiano a Tunisi, che i marittimi stiano bene fisicamente ma sappiamo anche che sono molto provati psicologicamente e che non sono in grado di reggere ulteriormente questa tensione». Appena ieri il Quirinale aveva fatto sapere che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, segue con attenzione la vicenda dei marittimi mazaresi. Il sindaco di Mazara, Quinci, ha riferito di avere ricevuto una telefonata dal Capo dello Stato che gli ha chiesto di rappresentare «la sua vicinanza ai familiari dei 18 pescatori di Mazara del Vallo ancora trattenuti in Libia» ed ha affermato di «seguire la vicenda da vicino con aggiornamenti quotidiani». Il Presidente della Regione, Nello Musumeci, e il presidente dell’ARS, Gianfranco Miccichè hanno nuovamente chiesto un intervento del ministro degli esteri, Luigi Di Maio affinché venga richiesto un incontro ufficiale con le autorità libiche per giungere al più presto a una positiva soluzione della vicenda. E proprio contro Di Maio lancia i suoi strali la senatrice Gabriella Giammanco, portavoce di Forza Italia in Sicilia e Vice Presidente del gruppo in Senato: «Il ministro Di Maio ha dimenticato i nostri pescatori sequestrati in Libia. La vicenda rappresenta una Caporetto diplomatica – aggiunge – che evidenzia tutta l’incapacità e l’inadeguatezza di questo Esecutivo. Il governo si attivi immediatamente». La senatrice Giammanco ha annunciato un emendamento, nel prossimo provvedimento “ristori”, per un sostegno economico dello Stato alle famiglie dei marittimi trattenuti in Libia.