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Incendi in Sicilia, in 5 anni a fuoco un’area grande quanto mezza provincia di Trapani

di Mario Torrente

Negli ultimi cinque anni in Sicilia sono andati a fuoco quasi 112 mila ettari di patrimonio ambientale, compresi boschi e macchia mediterranea. Praticamente un’area grande quasi la metà della superficie della provincia di Trapani. E solo l’anno scorso nell’isola le fiamme hanno divorato circa 36 mila ettari di patrimonio ambientale. Facendo un paragone, un territorio vasto quanto i Comuni di Trapani, Erice e Paceco messi assieme. Una devastazione senza precedenti, che accelera il processo di desertificazione già in atto in Sicilia, aggravando gli effetti del cambiamento climatico. Per non parlare dei rischi per l’incolumità dei cittadini, dei pericoli in materia di frane e smottamenti. Ed ancora le ripercussioni sul campo del turismo e del danno di immagine per l’intera regione. Un’autentica emergenza che ha portato tante associazioni e gruppi di cittadini a mobilitarsi per dire basta agli incendi. È stato anche costituito il coordinamento “Salviamo i boschi” che ha messo in campo diverse iniziative, tra cui una lettera aperta al Presidente della Regione Musumeci con 20 proposte operative e una raccolta di firme, sottoscritta da più di 43.000 cittadini e cittadine, per chiedere una riforma generale del settore forestale e l’istituzione di una specifica commissione d’inchiesta. Domani pomeriggio è poi previsto un flash mob, dal titolo “Faciemu Srusciu!”  a cui hanno aderito oltre 100 associazioni che alle 18 si uniranno virtualmente in una grande manifestazione che prenderà forma sui social network con foto e video, ognuno dal proprio territorio e nel rispetto delle misure anticovid, per chiedere una soluzione concreta al problema degli incendi. Diverse le richieste avanzate, a partire dagli interventi di prevenzione con la realizzazione delle strisce parafuoco fatte per tempo, già a maggio. Altro aspetto è quello dei controlli, con un adeguato numero delle Guardie forestali, che al momento in Sicilia, come ricordato dai promotori del flash mob,  sono appena 500 di cui 350 effettivamente sul campo. Ed oltre al ripristino della consistenza numerica del corpo c’è anche il nodo del rafforzamento dei distaccamenti territoriali e del ripristino dei bacini antincendio da cui attingere l’acqua in caso di roghi. Ma sul tavolo ci sono pure altre questioni, a partire dalla redazione da parte dei Comuni de Catasto degli incendi, l’uso di nuove tecnologie, come telecamere e droni, per tenere sotto controllo boschi, montagne e Riserve. Altro punto è quello del rimboschimento, ripristinando, trascorsi i previsti cinque anni previsti dalla legge, le aree verdi distrutte dal fuoco, prevedendo però una graduale sostituzione delle aghifoglie, come i pini, con le latifoglie, che sono piante più resistenti al fuoco. C’è poi la richiesta di affidare alla gestione pubblica i canadair, i mezzi aerei per lo spegnimento degli incendi, già di proprietà della Protezione civile, e di considerare gli incendi dolosi in aree boschive e montane come disastri ambientali, identificandoli come eco-reati, punibili con pene dai 5 ai 15 anni.

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