Dopo l’assoluzione degli ex deputati regionali Marrocco e Adamo, nell’approfondimento di oggi, il presidente di Telesud Massimo Marino commenterà l’operazione “Spese pazze all’Ars”
La Corte d’Appello di Palermo ha sostanzialmente asfaltato l’ultimo scampolo di impianto accusatorio che nel 2014 ci portò alla ribalta mediatica nazionale per l’inchiesta della Procura di Palermo denominata “spese pazze all’Ars” che doveva scoperchiare la pentola della mala politica a Palazzo dei Normanni; in questo caso, deputati regionali che acquistavano merce varia che non sarebbe potuta essere rendicontata nella contabilità dei gruppi parlamentari. Danni erariali per milioni di euro, quasi 7. Per i PM c’era di tutto: foulard, giornali, fumetti, borse, gioielli, barbecue…,va da sé, una lista che provocò uno sdegno fortissimo nell’opinione pubblica. Ieri, il secondo grado ha assolto perché il fatto non sussiste gli onorevoli Livio Marrocco e Giulia Adamo. Addirittura, per il politico trapanese, già il primo grado aveva ridimensionato infinitamente gli importi originari che gli investigatori avevano indicato in 300 mila euro per poi ridursi ad appena 3 mila. Lo stesso vale per l’ex sindaco di Marsala: 400 mila euro nell’originarie ipotesi di reato per arrivare a soli 11 mila euro come capo d’imputazione. Insomma, cifre astronomiche rilevate in partenza, circa 7 milioni di euro, utilissime a riempire di titoloni le principali testate nazionali, poi ridotte al lumicino già durante il primo grado di giudizio e sostanzialmente azzerate nella sentenza di secondo grado in questi giorni. Con loro, sono stati fortemente ridimensionate anche le condotte illecite dei colleghi Raimondo Maira, Cataldo Fiorenza e Salvo Pogliese; soprattutto per i primi due con importi rispettivamente di 2 e 4 mila euro. Fatti per i quali i soli Pogliese e Fiorenza sono stati condannati a due anni e due mesi. Questo, su 13 avvisi di garanzia originari che già nel tempo erano evaporati come neve al sole fra richieste d’archiviazione degli stessi PM e assoluzioni nel merito. Adesso toccherà alla Cassazione pronunciarsi definitivamente sull’ultimo rivolo della maxi inchiesta, come sempre salutata con l’enfasi dell’Inquisizione nei confronti della politica e la beatificazione della magistratura, nostra Santa protettrice. Dopo 10 anni, ancora una volta, sostanzialmente i Giudici di merito hanno stabilito che tutto quel castello accusatorio erano sciocchezze, per usare un eufemismo. Come detto, tranne che per poche migliaia di euro. Fatto ugualmente sgradevole, certamente, ma ben lontano dal quadro investigativo presentatoci a suo tempo. Tirando le somme, milioni e milioni di euro a carico dei contribuenti per anni di indagini buttati alle ortiche, 97 indagati, reputazioni sputtanate che mai nessuno potrà risarcire – men che meno i sostituti procuratori titolari dell’inchiesta – per ottenere cosa? Aver smascherato un paio di ladri di galline. E forse neanche quelli se gli ermellini annulleranno pure questi marginali fatti riconosciuti delittuosi dalla prima sezione penale presieduta da Adriana Piras. Che dire…,non bisogna fare di tutta l’erba un fascio nella magistratura, ci mancherebbe, piena di figure scrupolose che svolgono il loro lavoro con massima onestà intellettuale e lontano dai riflettori così come sappiamo bene quanti personaggi opachi, ed a volte anche peggio, si insinuano nelle istituzioni che ci governano; tuttavia, non è accettabile questa disparità nel bilanciamento dei poteri previsto, ricordiamocelo ogni tanto…, nella nostra Costituzione. Vite politiche spezzate, e spesso conseguentemente anche sociali, mentre la magistratura non paga mai i suoi sbagli. In alcun modo, neanche professionalmente. Anzi, spesso, proprio il clamore di certe inchieste aiuta a fare carriera, magari con l’aiutino della stessa politica.
L’editore
Massimo Marino


















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