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Inferno di fuoco a Monte Erice

di Mario Torrente

Il copione è sempre lo stesso: soffia lo Scirocco ed ecco che le montagne tornano puntualmente a bruciare con le fiamme che, ettaro dopo ettaro, bruciano un patrimonio boschivo e naturalistico ormai davvero ridotto all’osso. Col surriscaldamento che continua a tenere banco e gli incendi, che in cinque anni hanno devastato in tutta l’isola un’area vasta quanto mezza provincia di Trapani, il rischio desertificazione della Sicilia comincia davvero a farsi concreto. Il tutto senza che si riesca a fermare la mano degli incendiari. Che continuano a bruciare ed a devastare. E dopo l’annus horribilis del 2020, quest’anno non sembra promettere per niente bene. Dopo il tremendo rogo a Monte Bonifato dei giorni scorsi, questo pomeriggio è toccato alla montagna di Erice.

L’incendio è partito da dietro la Cittadella della Salute, quindi praticamente a ridosso del centro urbano, per risalire alimentato dal forte vento proveniente da Sud ed avvolgendo così tutto il versante che da Martogna va a San Cusumano, minacciando le abitazioni e arrivando vicino alla trafficatissima strada per Pizzolungo. Insomma, oltre ai danni per l’ambiente ci sono evidenti rischi per la sicurezza dei cittadini. Tant’è che è stata anche chiusa la strade per Erice da Martogna, mentre canadair ed elicotteri, assieme alle squadre di spegnimento da terra, sono intervenuti in più fronti per domare il grande rogo prima dell’arrivo dela sera. Senza luce i mezzi aerei, infatti, non possono più operare. Ed anche vigili del fuoco, forestali e volontari della Protezione Civile con la notte hanno serie difficoltà ad intervenire nei vari focolai. Rischiando sulla propria pelle per salvare la montagna e le case minacciate dal fuoco.

Fortunatamente il grosso incendio è stato spento poco prima del tramonto. Per evitare il peggio sono serviti ben 22 lanci dei due canadair, 17 dei quali con ritardante, più quelli dell’elicottero munito di benna che ha fatto su e giù tra il mare e la montagna, continuando anche dopo le 20 per mettere in sicurezza la zona compresa tra Castellazzo e Martogna dove c’erano ancora focolai. L’avanzata delle fiamme è stata fermata a Pizzolungo, attorno alle 20, dove hanno dato una grossa mano di aiuto i viali parafuoco realizzati dai privati in base all’ordinanza del Comune di Erice. Diverse squadre di vigili del fuoco, forestali e volontari di Protezione Civile sono stati impegnati per ore su più fronti. E le fiamme erano davvero alte e vigorose. Non è stato facile spegnere tutti quei focolai.

A Piano Guastella una squadra di forestali è riuscita poi a fermare la risalita delle fuoco dal canalone. Da quel punto in poi sarebbe stato tutto più difficile, col rischio di fare arrivare l’incendio a Fontana Bianca, Fontana Rossa e quindi praticamente alle porte di Erice. Ed infatti in via precauzionale è stata chiusa la strada di Martogna che collega Trapani con il borgo medievale.

Tutto ciò all’indomani del vertice in Prefettura proprio per parlare della prevenzione degli incendi. Sono stati tanti i punti al centro dell’incontro convocato dal nuovo prefetto Filippina Cocuzza, tra cui anche le opere di scerbatura e pulizia. Sia a carico dei privati che degli enti pubblici. E questo pomeriggio a Pizzolungo gli interventi fatti dai privati hanno dato una grossa mano di aiuto nelle operazioni di spegnimento. Ma se i privati hanno fatto questo disposto nell’ordinanza del Comune di Erice, lo stesso non può dirsi degli interventi di competenza degli enti pubblici. Praticamente c’è un’intera montagna piena di sterpaglie da togliere con molti punti a rischio.

Per di più i lavori per realizzare i viali parafuoco attorno alla montagna sono in forte ritardo. In tutto ci sono da fare quasi 19 chilometri e 800 metri di tagliafuoco, con le operazioni che sono partite proprio pochi giorni addietro da San Giovannello, nel versante dei Difali, ed a quanto pare con pochi stagionali all’opera. Ne servirebbero molti di più per ultimare le opere. L’estate ormai è di fatto arrivata e Monte Erice, come le altre montagne del territorio, si presenta con tante di quelle erbacce alte e secche che in caso di fuoco diventerebbero “l’autostrada” delle fiamme. Come successo questo pomeriggio, con l’incendio che si è propagato in men che non si dica avvolgendo l’intero versante di San Cusumano e divorando ettari ed ettari di patrimonio naturalistico.

A questo punto si attende la conta dei danni. L’ennesima. Il copione, del resto, è sempre lo stesso. Come gli stessi sono i punti di partenza del fuoco. Oggi da dietro la Cittadella, come avvenuto altre volte. Come nel 2016, quando da un incendio divampato proprio da questo alle pendici della montagna tra dietro l’Ospedale Sant’Antonio Abate e la Cittadella le fiamme arrivarono fino al centro abitato di Erice. E le immagini di questo pomeriggio hanno ricordato proprio quel terribile rogo, quando bruciarono ben 600 ettari di montagna, con i canadair che scaricavano schiuma sopra i tetti del borgo medievale. Fortunatamente questa volta le squadre di spegnimento sono riuscite a ferma l’avanzata delle fiamme. Ma l’estate non è ancora nemmeno iniziata. E l’emergenza incendi sembra già essere entrata nel vivo. Anzi, nel fuoco.

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