Guardia di finanza, i sindacati incontrano il ministro Giorgetti

Si è svolto ieri un incontro cruciale tra i sindacati della Guardia di Finanza e il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Al centro del confronto, le principali questioni che toccano da vicino il personale del Corpo, dalla contrattazione 2025-2027 alle tutele previdenziali, fino agli incentivi economici legati all’attività antievasione.

A prendere la parola con fermezza è stato il Sinafi, di cui è segretario nazionale Angelo Genovese, che ha ribadito la necessità di aprire senza ulteriori rinvii la stagione contrattuale, chiedendo anche l’istituzione di un tavolo specifico sulla previdenza dedicata e l’ampliamento del cosiddetto Buono FAF, il premio legato alla lotta all’evasione fiscale. Tra le richieste anche una partecipazione attiva del sindacato alle fasi preliminari della legge di bilancio 2026, per garantire risorse adeguate al comparto.

Sul tavolo, inoltre, la spinosa questione del blocco stipendiale dei Vice Brigadieri e la necessità, definita “non più procrastinabile”, di regolamentare in modo chiaro gli incentivi tecnici per il personale interessato.

Il Ministro Giorgetti ha ascoltato con attenzione, mostrandosi prudente nelle risposte ma segnalando un particolare interesse per il tema previdenziale. Tuttavia, il nodo più critico emerso è stato quello delle relazioni sindacali interne alla Guardia di Finanza. Il Comando Generale ha infatti ribadito, con toni che il SINAFI ha definito “espliciti”, l’intenzione di mantenere l’impostazione attuale, aprendo soltanto a interlocuzioni “informali”.

Una posizione che ha suscitato profonda amarezza nel sindacato, che attraverso le parole forti e dirette del Segretario Generale, Stefania Castricone, ha preso una chiara posizione: “Non vogliamo far parte di un sistema di compromessi e vecchie rappresentanze. Non cerchiamo favori. Non ci interessano le poltrone. Il SINAFI è il sindacato, che piaccia o meno.”

Il clima resta teso, ma il messaggio è chiaro: il SINAFI non intende arretrare, e si dice pronto a dare voce a quella “parte sana del personale”, che – a detta del sindacato – non si è mai seduta “nelle comode poltrone del Palazzo”.