Giacalone chiarisce sulla condanna ricevuta su D’Alì

Il giornalista ci scrive per il risarcimento all’ex senatore.

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Il giornalista Rino Giacalone

Dopo la nostra pubblicazione sul pronunciamento del Tribunale di Roma che ha visto soccombere il giornalista trapanese assieme ai colleghi Amurri e Padellaro, Rino Giacalone ci scrive per alcune precisazioni. Come sempre, riceviamo e diamo notizia.

“È vero che sono stato condannato, in sede civile, assieme all’editoriale Il Fatto e ai colleghi Antonio Padellaro e Sandra Amurri, dopo una citazione presentata dal senatore Antonio D’Alì, contro un articolo del 2010 comparso su Il Fatto Quotidiano, relativo alla cronaca dell’operazione antimafia denominata Golem. Ma si evidenzia che la sentenza di appello, civile, pronunciata dal Tribunale di Roma, a luglio scorso ha ritenuto non corretta la valutazione dei giudici di primo grado che a fronte di una richiesta risarcitoria l’avevano respinta evidenziando la mancata prova del danno. I puntigliosi giudici civili di appello si sono aggrappati a una frase mal interpretata dalla collega Amurri. “Da lì”, da quel luogo, si è trasformata in “D’Alì”, il cognome del senatore. I giudici di primo grado non avevano avuto difficoltà a riconoscere l’errore di scrittura. Peraltro. Semmai fosse stata vera quella intercettazione, ovviamente sarebbe stata l’apertura dell’articolo in questione. Ben altra sarebbe stata la evidenza giornalistica. Aggiungo: gli articoli a mia firma comparsi nel giugno 2010 sullo stesso argomento (arresti operazione antimafia Golem) sul quotidiano La Sicilia e altre testate on line, contengono la trascrizione nel modo corretto in cui compare nella misura cautelare riguardante uno degli intercettati. Sulla vicenda fui sentito dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia dopo l’esposto del senatore D’Alì e il procedimento disciplinare avviato mi fu archiviato”.

Tralasciamo i passaggi volutamente polemici della nota che rimandano ad una presunta informazione, da parte nostra, ad orologeria perché strumentalmente provocatori, non rendendo in alcun modo maggiormente esaustive le legittime precisazioni che ha voluto rendere ai lettori di Telesud e delle quali abbiamo dato, ancora una volta, giusta notizia.