È arrivata nel tardo pomeriggio di oggi la sentenza del processo nato dall’operazione “Alcatraz”, che ha scoperchiato un sistema di corruzione all’interno del carcere “Pietro Cerulli” di Trapani. Il Tribunale ha condannato a quattro anni di reclusione Giuseppe Felice Beninati, James Burgio, Gerlando Spampinato, Roberto Santoro e Giuseppe Maurizio Cirrone. Due anni e sei mesi la pena inflitta ad Alessio Scirè.
Per Scirè è arrivata anche un’assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto” da un’altra imputazione. Assolto anche Cirrone per un ulteriore capo d’accusa perché “il fatto non sussiste”. La corte ha invece mandato assolti con formula piena Natale Carbè, Salvatore Mannone, Pietro Mazzara e Valentina Messina.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Trapani e condotta dai carabinieri e dagli agenti del Nucleo investigativo regionale della polizia penitenziaria, aveva rivelato un quadro allarmante: all’interno del carcere trapanese entrava di tutto — droga, telefonini, armi rudimentali, sigarette e perfino profumi — grazie alla complicità di alcune guardie carcerarie che avrebbero chiuso un occhio in cambio di denaro o prestazioni sessuali, offerte in particolare dalla compagna di un detenuto.
Nel mirino degli inquirenti quattro agenti della penitenziaria oggi in pensione: uno fu arrestato, un altro — ritenuto la mente dell’organizzazione — morì durante le indagini, mentre gli altri due finirono nel registro degli indagati.
Il blitz del 2022 culminò nell’arresto di 23 persone. Diciassette finirono in carcere, cinque ai domiciliari e per altri due scattò l’obbligo di dimora. Le accuse: corruzione, abuso d’ufficio e falsità materiale. Le immagini registrate dagli investigatori avrebbero documentato l’ingresso illecito di droga e cellulari. Tra i destinatari dei “pacchi” anche un affiliato della camorra e un esponente della Sacra Corona Unita.
Più di cinquanta i cellulari sequestrati. I metodi per introdurli nel carcere degni di un film: droni e palloni da calcio lanciati dall’esterno, su precise indicazioni dei detenuti che conoscevano a menadito i punti deboli della struttura e guidavano i complici nei lanci.


















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