Nel giorno dei funerali nella sua Rivalta, anche Pantelleria si è fermata.
Saracinesche abbassate. Bandiere a mezz’asta. Un’isola silenziosa sospesa tra mare e cielo. Tra ricordi e realtà.
E poi una folla composta si è riunita nella piccola caletta di Gadir. Cittadini, autorità civili, militari, religiose. Tutti, per una volta, si sono sentiti parte di una grande comunità che ha voluto stringersi intorno all’uomo concittadino per un ultimo saluto collettivo.
Il saluto a un uomo che ha amato e rispettato questa terra come fosse la sua. Per la cui crescita si è prodigato. Con gesti gentili e attenzioni silenziose. I cui colori, profumi, forme lo hanno sempre ispirato e che lui ha ricambiato con un amore profondo.
Una commemorazione in perfetto stile Armani. Nell’amata Gadir.
Una foto lo ritrae nel suo dammuso sotto le alte palme. All’orizzonte il mare e piccole barche cullate dalle onde. Intorno lanterne e rose bianche. In sottofondo le note di Ludovico Einaudi.
Una commemorazione semplice e sobria nel rispetto dell’uomo, prima ancora del noto stilista.
Un dolore composto, quasi a sottolineare quel rigore che è stato la sua firma. Quella discrezione e quel garbo che lo hanno sempre contraddistinto.
Un silenzio rotto solo da parole che sono ricordi. Ricordi di chi lo ha conosciuto. Di chi gli è stato amico. Di chi ci ha lavorato. Un’anima collettiva, una grammatica comune fatta di affetto e riconoscenza.
Una memoria grata per un uomo il cui ricordo vivrà sempre fra questi scogli neri, fra il profumo di capperi e zibibbo, fra le onde del mare, fra i colori delle reti dei pescatori.
Giuliana Raffaelli


















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