Inchiesta sulle carceri di Trapani, “non c’è reato di tortura”

Dopo Filippo Bucaria, Claudio Angileri e Claudio Di Dia, il tribunale del Riesame di Palermo ha alleggerito anche le posizioni degli altri agenti di polizia penitenziaria coinvolti nell’inchiesta sulle presunte torture e sui presunti abusi subiti dai detenuti del Pietro Cerulli di Trapani. Di certo quelle di Filippo Guaiana, Antonio Mazara e Antonino Fazio. Quest’ultimo è assistito dall’avvocato Fabio Sammartano.
Per loro niente più arresti domiciliari, ma la sospensione dell’esercizio di pubblici uffici per la durata di dodici mesi.
Stesso provvedimento, anche se per il momento manca l’ufficialità, sarebbe stato adottato nei confronti degli altri agenti finiti “ai domiciliari”. Il Riesame, inoltre, ha riqualificato il reato di tortura nel reato di percosse, ovvero maltrattamenti. Per Antonio Mazzara, assistito dall’avvocato Francesco Brillante, il collegio giudiziario del capoluogo siciliano, dopo avergli annullato i “domiciliari” non ha disposto nei suoi confronti alcuna misura interdittiva.
Per tutti l’impianto accusatorio resta ancora in piedi, ma per il Riesame non si configura il reato più grave: quello di tortura, contestato dalla Procura di Trapani che ha coordinato l’inchiesta condotta dal Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria. Inchiesta scaturita in seguito alle denunce sporte da alcuni detenuti del Reparto blu. Quarantasei gli agenti indagati. Undici quelli finiti agli arresti domiciliari.