Il Cavallo marino da salvare

La fontana di piazza Lucatelli, nel centro storico di Trapani, da anni versa in condizioni di degrado e abbandono, vandalizzata, senza muso, zampe e coda. E la vasca è piena di rifiuti. Eppure si tratta di un'opera bellissima che custodisce oltre tre secoli di storia trapanese.

di Mario Torrente

Ecco in che condizioni si trova la fontana di piazza Lucatelli, con la vasca piena di rifiuti e la statua del Cavallo marino senza muso, zampe e coda. Eppure si tratta di un autentico “gioiello” che custodisce oltre tre secoli di storia trapanese. La scultura in marmo, di eccezionale bellezza e modellata nei minimi dettagli con una straordinaria cura dei particolari, risale infatti al 1700. Secondo quanto spiegato da Lino Figuccio, funzionario direttivo della sezione per i beni Storico Artistici della Soprintendenza ai beni culturali di Trapani, anche se non si conosce l’autore, il Cavallo marino potrebbe essere stato realizzato in un ambito culturale romano, erede della scuola Berniniana. Come ovvio, mancando documenti si può parlare solo per ipotesi. Ma la possibilità che si possa trattatare di un’opera proveniente da ambienti romani della scuola Berniniana c’è.

Il Cavallo marino in origine si trovava nella fontana che c’era a piano della Bocceria, dove oggi c’è piazza Mercato del Pesce e la statua di Venere Anadiomene. Qui anticamente c’era infatti l’immagine dell’ippocampo che dominava, dal suo “scoglio”, la fontana dove venivano convogliate le acque che arrivavano da Misericordia attraverso l’acquedotto di Bonagia. Ma anche allora a Trapani c’erano i vandali e dopo i ripetuti danneggiamenti si decise di togliere il Cavallo marino che, inizialmente, venne spostato nella Pinanoteca e successivamente, nel 1948, a piazza Lucatelli davanti l’allora ospedale di Sant’Antonio. In quell’anno, durante i tumulti popolari, venne infatti distrutta la statua del re Vittorio Amodeo di Savoia ed al suo posto venne messo il Cavallo marino, che da allora se ne sta davanti Palazzo Lucatelli.

In questi ultimi decenni, però, la statua è stata ripetutamente vandalizzata e danneggiata in più parti. Purtroppo la fontana oggi versa in stato di degrado e abbandono. Negli anni la Soprintendenza ai beni culturali e ambienteli ha più volte sollecitato, con proprie note, il Comune di Trapani ad intervenire con un restauro completo dell’intera fontana, ridando così il giusto decoro all’intera piazza. Senza però arrivare ad alcunché.

Ci sarebbe da ricostruire il muso, le zampe e la coda utilizzando delle foto antiche che ritraggono la statua come era un tempo. Le moderne tecnologie consentono pure di ricorrere ad una scasione e ricostruzione in 3 D dei pezzi mancanti per poi procedere con la scolpitura del marmo, montaggio e incollaggio delle singole parti alla statua che, una volta in fase di restauro, come ovvio andrebbe poi pulita, permettendo così all’ippocampo di tornare a splendere come un tempo per una sua nuova vita. E non sarebbe nemmeno la prima volta.

Nei secoli il Cavallo marino è stato infatti riparato e restaurato più volte. E qualche decennio addietro venne anche riattaccato il muso. Che poi, però, fu vandalizzato per l’ennesimna volta. Qualche anno fa la statua venne pure sporcata con della vernice nera e per adesso se ne sta circodata dai rifiuti, gettati incivilmente dentro la vasca piena di acqua sporca, senza bocca, zampe e coda. Che tristezza vedere questa opera così antica, un tempo simbolo di bellezza e magia, ridotta in queste condizioni. Eppure per ridare un minimo di decoro alla piazza ed al suo monumento non ci vorrebbe chissà cosa.

Intanto, da subito si potrebbe dare un primo segnale, ripulendo la vasca della fontana mentre per rimettere in sesto il Cavallo marino, se proprio non ci dovesse essere la disponibilità di risorse pubbliche, si potrebbe sempre fare una raccolta fondi. Oppure cercare degli sponsor privati. Altra cosa sarebbe invece il recupero ed il ripristino della fontana, intervento che invece richiederebbe altri investimenti. E come ovvio, la necessaria manutenzione una volta tornata in funzione. Sarebbe bello vedere l’acqua scorrere nella vasca.

Tra l’altro la fontana di piazza Lucatelli, con annesso Cavallo marino, sono stati inseriti dal Comune di Trapani nel portale del Ministero della Cultura sull’Art Bonus, un sistema che, attraverso delle donazioni libere in denaro per recuperare beni e monumenti, fa scattare dei crediti d’imposta e quindi dei benefici fiscali per chi fa l’offerta. Si tratta insomma di una sorta di mecenatismo culturale, previsto da una legge del 2014, che permettere di fare delle raccolte fondi per recuperare e salvaguardare il patrimonio artistico e storico dei territori. Ed il Cavallo marino di piazza Lucatelli e tra i beni che si potrebbero restaurare attraverso l’Art Bonus il cui meccanismo è stato al centro nei mesi scorsi di un convegno rivolto a commercialisti e consulenti del lavoro.

Considerato l’investimento richiesto, con una piccola donazione da parte dei trapanesi si potrebbe davvero riuscire a fare tornare l’ippocampo di Trapani al suo antico splendore, con muso, le zampe e la coda di pesce. Perchè questo è un Cavallo marino, creatura mitologica cariche di magia, di buon auspicio e simbolo di fortuna, che secondo le credenze popolari salvavano le persone che finivano in mare. Un motivo in più per non lasciare l’ippocampo di piazza Lucatelli in queste condizioni…

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COSA È UN IPPOCAMPO

Secondo la leggenda il cavallo marino sarebbe nato dalle creste delle onde del mare. Figura della mitologia greca, chiamata ippocampo, per metà cavalo e per metà pesce, è rappresentata nel corteo di Poseidone assieme ai tritoni, draghi e mostri marini. Descritta come una creatura benevola e magica, secondo antiche credenze che si perdono nella notte dei tempi l’ippocampo salvava le persone cadute in mare e difendeva le imbarcazioni dai mostri marini.

LA STORIA DEL CAVALLO MARINO DI TRAPANI

Era visto come un simbolo di fortuna e se gli antenati trapanesi tanto tempo fa ne hanno scolpito uno da un blocco di marmo per metterlo al centro di una fontana, un motivo ci sarà stato. Ma i vandali c’erano allora come ora e nel 1800 il povero ippocampo, quando ancora se ne stava al centro della fontana vicino a Porta della Bocceria, praticamente nella zona vicino all’attuale Chiazza e le vie Libertà e Garibadi, venne danneggiato più volte, così come riportato nei documenti trovati da Salvatore Accardi nelle sue ricerche tra le vecchie carte dell’Archivio di Stato.

Il primo episodio documentato risale al 3 settembre del 1836 e riguarda la rottura del piede sinistro. Poi toccò ad un’altra zampa. A questi danneggiamento ne seguirono altri. Sembra che ad un certo punto il cavallo di marmo della fontana della Bocceria venne letteralmente preso di mira dai vandali del 19esimo sesolo al punto che prese corpo l’ipotesi di realizzare un cancello di ferro per proteggere la scultura, probabilmente risalente il secolo prima. Se non prima, nel 1600 in contemporanea con la costruzione dell’acquedotto di Bonagia e di altre fontane.

Il cavallo marino stava a cuore ai trapanesi e l’idea che venisse danneggiato non andava giù agli amministratori del tempo. Il buon Salvatore Accardi ha trovato una fitta corrispondenza a riguardo tra le autorità del tempo. E tra una riparazione e l’altra, fatta a stretto giro di posta tra i ripetuti danneggiamenti e con le spese a carico delle casse pubbliche, nel 1839 si decise di spostare il cavallo marino, con tutto lo scoglio dove poggiava, alla Pinanoteca.

Successivamente l’ippocampo di Trapani trovò una nuova “casa” nel Piano San Rocco, davanti Palazzo Lucatelli, che allora ospitava l’ospedale Sant’Antonio Abate. E qui per 120 anni se ne è rimasto tranquillo davanti la struttura sanitaria dove venivano curati i trapanesi. Ed essendo considerata una creatura magica che salvava chi era per mare, sembra che in tutto questo periodo non subì altri danneggiamenti. Questo fino a quando il Sant’Antonio non venne trasferito nel nuovo e moderno ospedale alle pendici della montagna di Erice.

Con l’abbandono di Palazzo Lucatelli il Cavallo marino rimase quindi senza nessuno che vigilasse su di lui. Fu così che, alla fine del ventesimo e l’inizio del ventunesimo secolo, tornò ad essere vandalizzato e danneggiato. Gli episodi sono diversi. L’ultimo risale a qualche anno fa quando l’ippocampo che fu della fontana del Piano della Bocceria venne sporcato con vernice nera. Ma già allora non c’erano più il muso, le zampe e la parte finale della coda.

Il muso, tra l’altro, venne trovato staccato dal resto della statua più di dieci anni fa. Il pezzo mancante venne consegnato alla Soprintendenza ai Beni culturali, che provvide a riattaccare la bocca del cavallo, che però rimase al suo posto per poco visto che scomparve dopo qualche anno.

Da allora l’ippocampo di Trapani è senza muso, monco della sue zampe e della coda aspettando che qualcuno si ricordi di lui e della sua ultrasecolare storia carica di mito e leggenda. Magari prima o poi si deciderà di fare qualcosa per farlo tornare al suo antico splendore come fecero i trapanesi del 1836 e per tutte le altre volte che in quegli anni il cavallo venne danneggiato. Sicuramente i nostri antenati non avrebbero fatto passare tutti questi anni lasciandolo in queste tristi condizioni. In un quadro di abbandono e degrado.

Ma l’ippocampo è una creatura magica. E prima o poi ci sarà una “magia” in grado di farlo tornare al suo originario splendore di cavallo con la coda di pesce che andava a salvare in mare chi aveva bisogno di aiuto. Chissà, magari con tutti i pezzi al suo posto porterà un po’ di fortuna alla città…

IL CAVALLO MARINO E LE “VIE” DELL’ACQUA DELLA TRAPANI ANTICA

Un piccolo gioiello di Trapani che custodisce secoli di storia passata nell’acqua di quella che è stata una delle fontane della città. Davanti al cavallo marino di piazza Lucatelli anticamente si dissetavano i trapanesi. Ma questo monumento, che racconta “la sete degli antenati”, originariamente si trovava in fondo alla via degli Scultori, l’attuale via Torrersa, nel piano della Boccerria, praticamente all’altezza della via Libertà e dell’Intendenza di Finanza. In questa fontana c’era un cavallo, con le zampe anteriori ma la coda da pesce nella parte posteriore, che nel 1839 venne smontato per essere portato alla Pinacoteca e successivamente messo nella vasca che si trova a piazza Lucatelli, davanti a quello che era l’ospedale Sant’Antonio Abate.

Di questa come altre fontane parla l’ingegnere Franco Lombardo della sua “Storia della sete a Trapani”. Da allora il cavallo marino, di cui non si conosce l’esatta data di costruzione ma che dovrebbe essere di non molto posteriore dell’acquedotto di Bonagia, e quindi attorno al diciassettesimo secolo, se ne sta davanti Palazzo Lucatrelli ed è arrivato al 21esimo secolo piuttosto malconcio, senza più il muso e le zampe, con la vasca piena di rifiuti e pure vandalizzata. Piuttosto malconcio, per usare un termine gentile, come il resto dello storico e grande palazzo che per secoli fu l’ospedale di Trapani e che adesso sta finalmente per essere restaurato per iniziare una seconda vita come nuovo contenitore culturale.

A questo punto perchè non recuperare anche il cavallo marino ridandogli zampe e bocca? Sarebbe bello dare una nuova vita anche al cavalo marino di Palazzo Lucatelli. Magari con il muso di nuovo al suo posto, tra un nitrito e l’altro, potrebbe tornare a dirci qualche cosa. Sempre per chi sa ascoltare col cuore. Per troppo tempo è stato costretto a starsene zitto. Muto, senza la sua bocca e monco delle sue zampe. Povero cavallo. Facciamolo tornare alla sua antica bellezza.

(foto Mario Torrente)