Dipendenti in stato d’agitazione

I lavoratori del Trapani Calcio diffidano la società. Domani la dead line.

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Era il 17 febbraio, e direttamente al direttore generale del Trapani Calcio Giuseppe Mangiarano, avevamo posto, nel corso di SportSud-il lunedì , una domanda chiara e diretta sui mancati pagamenti ai dipendenti della società granata. La risposta non fu chiaramente esaustiva. “Pagheremo”, riassunte, le parole del dg. Ancora oggi disattese, tanto che, come riportato ieri dal Giornale di Sicilia, gli stessi dipendenti hanno inoltrato una lettera con richiesta di pagamento con una data fissata per la solvenza: la data di oggi, è scritto. Altrimenti ricorreranno alle vie legali. Circa 20 dipendenti e quindi 20 famiglie trapanesi, che di certo non contano su stipendi da capogiro, rivendicano un loro sacrosanto diritto: essere pagati per il proprio lavoro. Nella serata di ieri la società granata, ancora in silenzio stampa, almeno ufficialmente, salvo poi incoerenze anche in questo caso, a firma dell’avvocato Giuliano, consigliere d’amministrazione del Trapani, ha diramato un comunicato  stampa. Nessuna sorpresa, soprattutto nella modalità, di basso profilo: attacco alla stampa e al giornale, nessuna risposta al problema reale posto in essere, e cioè la mancata retribuzione dei dipendenti, non solamente adesso in cui il momento sanitario e storico per il paese ha fatto saltare il banco. Ma neanche precedentemente, quando il Coronavirus non era parola di uso corrente. Il solito sottolineare il “salvataggio” del Trapani, la questione del socio unico con le difficoltà del caso e la rappresentazione guerrigliesca del tentativo di portare a termine la stagione. Sottolineata dalla frase utilizzata per la chiusura del comunicato “mare procelloso per difendere Trapani dai Saraceni”. Neanche ai tempi delle guerre puniche si era vista una Trapani tanto in pericolo. Giuliano conosce certamente meglio il mar Ionio, che bagna la sua città d’origine,  che i due mari di Trapani, di cui non ha  contezza né dei colori, né della profondità. In ogni modo, i tifosi, la stampa, la città hanno detto “grazie” più volte. Abbiamo compreso e dato fiducia anche quando i fatti, testimoniati da vicende ancora in corso, darebbero  onestamente legittimità alla paura per un roseo futuro. Anche questa volta quindi si è persa l’occasione per fare l’unica cosa opportuna: cercare di risolvere il problema, magari in silenzio o quanto meno con la giusta modalità, che in questo momento è il pagamento dei dipendenti. A maggior ragione avendo notizia certa di una manifestazione di interesse per rilevare il 100% delle quote del club, inoltrata lo scorso 5 marzo a Fabio Petroni e all’Alivision. Una offerta che prevedeva anche una importante cifra da versare alla società di trasporti contestualmente al passaggio di quote. Offerta legittimamente rifiutata da Petroni  che, come sempre, dovrà  tenere, tuttavia, ben presenti onori ma anche oneri di essere il maggior responsabile della gestione del Trapani. Per rigore di informazione, precisiamo che, in tarda mattinata, Fabio Petroni ha fatto sapere di non aver ricevuto dall’avvocato romano che aveva presentato la manifestazione di interesse alcuna indicazione sull’identità dei potenziali acquirenti. Perciò non prese in considerazione l’offerta.