L’ex assessore al comune di Palermo nella giunta di Leoluca Orlando, Paolo Petralia, ci scrive una lettera aperta sulla campagna elettorale che vedrà la sua città, Trapani, il prossimo 28 e 29 maggio, rinnovare il consiglio comunale e scegliere il nuovo primo cittadino così come in molti altri comuni siciliani. Con piacere riceviamo e pubblichiamo integralmente la riflessione del giovane politico.
“I toni e i contenuti della campagna elettorale impongono inevitabilmente una riflessione e un atteggiamento critico verso il passato, verso quello che è stato e non è stato fatto, a maggior ragione quando tra i competitor c’è un sindaco uscente. Questo discorso vale per Trapani, per Salerno, per Milano e per Monaco di Baviera. Tuttavia, senza voler analizzare le posizioni o i programmi dei candidati, il dibattito è rimasto, almeno finora, scarno di proiezioni sul futuro della città- Il termine futuro viene ormai, in termini aziendalistici, spacchettato in breve-medio-lungo termine, ma si preferisce evitare, in questo brevissimo tentativo di dialogo aperto, di parlare di amministrazione ordinaria. Certo, amministrare una città vuol dire innanzitutto assicurare i servizi essenziali e lavorare per rendere “normale” un contesto urbano, anche perché non veniamo dalla luna, non tutto funziona, nulla si può dare per scontato. Quello che però, a modo di vedere dello scrivente, sta mancando è una proiezione politica per la città o, se si preferisce, un orizzonte verso il quale spendere tutte le proprie energie, investendo in prima persona insieme ad una comunità unita. Trapani in questi anni ha fatto dei tentativi, dalla candidatura a capitale della cultura agli investimenti collettivi (non si tratta solo di comune) per attrarre turisti e affacciarsi al mercato portuale e aeroportuale. Forse si è trovata in una condizione non molto favorevole, diremmo noi “sciancata”, e non possiamo negarlo, non si cambiano le sorti di un territorio in 5 anni, e nemmeno in 10. Per Palermo, città ancora ricca di problemi, svincolarsi dall’accezione di “capitale della mafia” e diventare “capitale della cultura e dell’accoglienza” di tutti (turisti, persone migranti, palermitani) ci sono voluti 40 anni, e forse qualcuno in più. Tornando alla campagna elettorale in corso, il messaggio fino ad oggi sembra essere “così non può andare”, “serve cambiare”, valutazioni comprensibili, ma non si comprende il come e, soprattutto, verso dove? Verso quale orizzonte? Anni fa si parlò di grande città, percorso complicato, ma certamente meritevole di attenzione anche per le opportunità di promozione territoriale che creerebbe. Oggi tra le sfide per il “futuro” pare che tutto giri intorno a “sottopasso sì, sottopasso no”, e anche in questo caso, certo, se ne può discutere, ma non credo che quest’opera cambi le sorti di Trapani e dei trapanesi che già, dal 2017 al 2022, sono diminuiti di 13.000 persone. La responsabilità è di un sindaco? Per rispondere basterebbe notare che il trend è comune alla stragrande maggioranza delle città del meridione. Pensare di attrarre e riportare indietro tutti i “nostri” emigrati è impresa ardua, e andrebbe piuttosto investito il governo nazionale di turno (cambiano troppo spesso, ma questo è un altro argomento). Sarebbe importante chiedere a tutti i candidati come si immaginano Trapani domani. Come e in che ambito si vuole collocare la nostra città nel contesto mediterraneo? Non serve e non basta dire che siamo geograficamente al centro di tutto o che la nostra città è bellissima. Si lo è, pare abbastanza chiaro, ma quale è questo orizzonte da costruire insieme? Trapani potrebbe diventare un polo attrattivo per le start-up digitali? Un hub energetico in cui sviluppare filiere produttive e maggiori servizi portuali? Potrebbe diventare riferimento della cantieristica navale e al tempo stesso un centro di attrazione per la cultura marina e mediterranea? O forse, ma non si vuole azzardare o tentare una cinquina, potrebbe, con il lavoro di tutti (non isolandosi, già viviamo in un’isola…) puntare a diventare sede di una istituzione europea (il comitato europeo delle regioni ad esempio) per attirare un indotto internazionale di lavoratori? Non mi pare che Lussemburgo abbia i misteri, o Strasburgo il mare di Marettimo. Insomma, tanti lettori diranno che queste sono “solo parole”, mentre le priorità e le difficoltà quotidiane rappresentano la vera emergenza. Sì, l’elenco delle difficoltà dell’amministrazione ordinaria è lungo, e drammaticamente non solo trapanese: dal sistema idrico alla carenza di personale, passando per le manutenzioni ordinarie e per le complesse e stringenti norme contabili.
Mi è già stato detto che “i trapanesi di questo vogliono sentire parlare, di strade, acqua, munnizza e traffico”. Bene, certo che bisogna parlarne e trovare soluzioni, ma se la politica si riduce a questo allora ditecelo, così non avremo motivi per dire ai nostri figli di rimanere qui. Altrimenti proviamo tutti insieme a immaginarci una comunità, e non per appartenenza, ma per una missione per la quale valga la pena spendersi e lottare.”


















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