Non a tutti piace l’ipotesi, ogni giorno più concreta di affidamento del servizio di gestione a Sicilacque dell’acqua pubblica nei 17 Comuni che fanno parte dell’Ati idrico Trapani. Una circostanza cui i sindaci si sentono quasi obbligati a fronte di una impasse gestionale che si trascina da quando l’Eas è stata messa in liquidazione.

Senza gestore con l’EAS in liquidazione

Anni di vuoto, durante i quali i Comuni hanno dovuto fare fronte a criticità ed emergenze in molti casi anche mettendo mano ai magri bilanci intervenendo in via sostitutiva nella riparazione di condotte e reti idriche urbane. Il Governo Regionale nel 2017 aveva pensato di passare la patata bollente proprio ai Comuni che opposero ricorso al Tar Sicilia, vincendolo. In buona sostanza, hanno detto i comuni, la competenza è della Regione e per giunta l’onere della gestione delle reti non veniva neppure coperto per l’intero dalle finanze regionali. Da qui la soluzione che potrebbe essere ufficiale da lunedì, concordata tra l’Assemblea Territoriale Idrica di 17 comuni della provincia di Trapani e la Regione di affidare le vecchi reti EAS a Siciliacque. I comuni coinvolti dell’ATI sono Buseto Palizzolo, Castellammare del Golfo, Custonaci, Erice, Gibellina, Castelvetrano, Paceco. Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Ninfa, San Vito lo Capo, Valderice, Vita, più le Isole Egadi.

L’alternativa: l’Azienda Speciale Consortile

Non tutti però sono d’accordo nel percorrere questa strada. Scrive il consigliere comunale di Mazara del Vallo Gianfranco Casale che è sbagliato demandare a Sicilacque la gestione del servizio idrico del trapanese e spiega che, al contrario, la via maestra è quella della costituzione di una Azienda Speciale Consortile, cioè un ente strumentale dei Comuni ricadente nel diritto pubblico, per la gestione pubblica e partecipativa del Servizio Idrico Integrato, salvaguardando lo stesso dal pericolo della privatizzazione. Per Casale, e come lui molti la pensano allo stesso modo, appare un pretesto la possibilità che Sicilacque SPA possa risolvere le attuali carenze della rete idrica che porta acqua nei Comuni della provincia di Trapani sprovvisti di gestione autonoma del servizio.

«Sicilacque – spiega ancora l’esponente politico, è una società per azioni di cui solo il 25% risulta di proprietà della Regione Sicilia. Il restante 75% è nelle mani di una multinazionale francese che impone tariffe molto alte a fronte di servizi altrettanto discutibili. L’azienda speciale consortile consentirebbe invece ai Comuni di rimanere legittimi proprietari degli impianti e gestori delle risorse, perseguendo un pubblico interesse in piena autonomia gestionale».

«Un’azienda pubblica – continua Casale – reinveste gli utili nella manutenzione, nello sviluppo e nella ricerca, nel miglioramento del servizio e delle infrastrutture, non trascurando la tutela della salute e dell’ambiente, al contrario di una azienda privata che agirebbe nel segno del profitto dei propri azionisti, mettendo in secondo piano principi universali come il lavoro e l’ambiente».

Infine: la scelta del gestore provinciale è condizione necessaria per l’accesso ai fondi europei utili a risolvere gli innumerevoli problemi della rete idrica locale.