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Siccità in Sicilia, ecco il lago Rubino quasi a secco

L'invaso della diga Rubino, davanti Montagna Grande, è ad un livello bassissimo. Il settore agricolo sempre più in sofferenza. Il punto della situazione sull'emergenza idrica.

Ecco il lago Rubino a luglio 2024 in piena siccità in Sicilia. L’invaso, che si trova davanti Montagna Grande, è ormai quasi asciutto. Il livello è davvero al minimo, forse al di sotto del milione di metri cubi d’acqua. Solitamente, invece, a massima capacità ne può contenere qualcosa undici milioni di metri cubi.

E non è soltanto un discorso di quantità ma anche di qualità, visto che si tratta di acqua buona per essere utilizzata in agricoltura.

Non a caso viene impiegata per uso irriguo, come fatto in questi giorni, il che ha permesso di fare respirare i campi coltivati.

Ma ormai siamo davvero agli sgoccioli.

Quello che poteva essere dato è stato dato, permettendo di dare un po’ di sollievo alle culture con circa un milione e mezzo di metri cubi d’acqua prelevato. A dichiararlo al deputato Dario Safina è il Consorzio di Bonifica di Trapani. Safina, infatti, proprio in questi giorni è intervenuto sui problemi dell’agricoltura a causa dell’emergenza idrica.

Dunque dal lago Rubino è arrivata un po’ d’acqua per irrigare le coltivazioni. Ma oltre non si può andare. Il rischio è asciugare del tutto l’invaso, che adesso è al minimo. Il che non permetterà di prendere altra acqua.

Il colpo d’occhio rende perfettamente l’idea, con il livello del lago che è sceso tantissimo, lasciando a secco molte parti del letto del bacino idrico, da sempre ritenuto fondamentale per l’agricoltura per la buona qualità delle sue acque.

Il quadro di siccità emerge anche facendo un giro per le campagne dell’entroterra siciliano, con la terra arida che ha un disperato bisogno di acqua.

IL QUADRO CLIMATICO

Tutto ciò mentre buona parte del territorio regionale è in stato di siccità severa o estrema. La situazione continua a peggiorare ed in base ai dati Sias il mese di giugno è stato per la Sicilia il mese consecutivo con temperature superiori alle medie.

Fa caldo e continua a non piovere.

Anche a giugno le piogge “non hanno fornito in Sicilia apporti idrici significativi, limitandosi a pochi eventi con benefici quasi nulli per l’agricoltura, dal momento che quasi ovunque l’acqua ha potuto bagnare solo lo strato superficiale dei suoli, dal quale è velocemente evaporata”.

Tutto ciò mentre diverse località del Nord Italia sono state caratterizzate da un surplus pluviometrico di portata storica.

A chi chi troppo e a chi niente, insomma. E la Sicilia continua a restare a secco, con una media regionale della precipitazione mensile, a giugno, pari a soli 8 mm circa, addirittura inferiore alla norma del periodo 2003-2022 che fu attorno a 11 mm.

Sempre spulciando i dati del Sias, a fine giugno le precipitazioni accumulate in Sicilia negli ultimi 12 mesi, con una media regionale di 414 mm, sono scese allo stesso livello che venne registrato in occasione dalla grande siccità del 2002, quando nello stesso periodo l’accumulo medio regionale risultava essere stato di 413 mm. In tutto ciò ci sono vaste aree del territorio regionale dove negli ultimi 12 mesi sono mancati oltre 300 mm di pioggia.

I PROBLEMI PER L’AGRICOLTURA

L’acqua, dunque, scarseggia con tutto ciò che ne consegue in diversi settori, come quello dell’agricoltura. E servono le risorse idriche necessarie per assicurare l’irrigazione. “In un momento così delicato le aree olivicole del territorio trapanese hanno necessità di risorse idriche indispensabili per l’irrigazione. Gli oliveti rappresentano una risorsa fondamentale per l’economia locale e per la sopravvivenza delle nostre comunità agricole. Per questo chiedo che dalle riserve idriche o del lago Arancio o della diga Garcia vengano assegnate le necessarie quantità d’acqua per garantire l’irrigazione e sostenere così le attività agricole dei comuni di Campobello di Mazara, Castelvetrano e Mazara del Vallo”. Così, con queste partole, il deputato regionale trapanese del Pd Dario Safina ha espresso forte preoccupazione per la situazione di emergenza idrica che sta colpendo la Sicilia, chiamando in causa nello specifico i tre comuni del Trapanese, ricordando come il commissario dell’emergenza idrica, Dario Caltabellotta non abbia ancora previsto le risorse necessarie a questi territori, lasciandoli in una situazione critica.

Non possiamo permettere – ha continuato Safina – che venga messo a rischio un intero settore produttivo. È essenziale che il commissario Caltabellotta intervenga prontamente per distribuire equamente le risorse idriche disponibili, riconoscendo le esigenze specifiche di ogni territorio”. Il deputato regionale ha quindi invitato tutte le autorità competenti a prendere atto della gravità della situazione e a collaborare per trovare una soluzione rapida ed efficace. “La nostra priorità – ha concluso – deve essere quella di supportare gli agricoltori e salvaguardare le colture. Solo attraverso un intervento tempestivo e mirato potremo evitare danni irreparabili e garantire la continuità delle attività agricole nella nostra regione”.

L’ACQUA DAI DEPURATORI PER USO IRRIGUO

Intanto si cercano risorse idriche per fronteggiare l’emergenza, anche con una prospettiva di lungo periodo visto che ormai si parla chiaramente di crisi climatica e rischio desertificazione per la Sicilia. Secondo quanto sostenuto dagli esperti, l’isola sarebbe condannata ad una parziale desertificazione, di circa il 30 per cento, già per il 2030. Di sicuro c’è comunque l’esigenza di preservare i bacini superficiali, ma anche le fonti sotterranee come le sorgenti ed i pozzi. E c’è naturalmente la necessità di ottimizzare le risorse a disposizione, comprese le acque depurate, che non le nuove tecnologie, se giustamente trattate, potrebbero essere riulitilizzare in vari ambiti, come avviene del resto in altri paesi e località. E questa ipotesi è stata al centro di una delle richieste che il sindaco Giacomo Tranchida ha rivolto al presidente della Regione Renato Schifani, proponendo un investimento straordinario di 5 milioni sul depuratore di Trapani, prospettando la possibilità di raddoppiare la potenzialità dell’impianto Castelvetrano “favorendo l’approntamento di acque reflue per usi irrigui per buona parte dell’intera provincia di Trapani”.

IL DISSALATORE DI TRAPANI

E nei pressi del depuratore c’è il dissalatore di Trapani, fermo da quasi venti anni. Anche questo impianto è stato al centro degli argomenti avanzati da Tranchida a Schifani nel corso dell’ultimo vertice alla Regione. Il vecchio impianto, che usava una tecnologia ormai obsoleta, da quanto emerso nel corso di diversi sopralluoghi non è più utilizzabile, se non per la presa a mare e per le strutture di connessione alla rete idrica.

È così emersa la possibilità di mettere dei moduli mobili, ma con tempi e costi ancora incerti. Ad evidenziarlo, l’onorevole Cristina Ciminnisi in un post pubblicato sulla sua pagina facebook, in cui ha chiamato in causa la sua interrogazione di due mesi addietro e ricordando come l’impianto di dissalazione di Trapani, così come quelli di Gela e di Porto Empedocle, sia stato inserito nell’Accordo di coesione ( FSC 2021/2027 ) con un finanziamento di 32 milioni di euro per un impianto a osmosi da 200 l/s.

Naturalmente – ha evidenziato la parlamentare regionale – si tratta di 3 siti (Trapani, Gela e Porto Empedocle) che alimenterebbero il sistema di sovrambito, quindi l’interconnessione della rete agevolerebbe il trasferimento di volumi idrici anche in altri territori della nostra regione che stanno soffrendo una crisi idrica senza precedenti, in cui le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna sono le province più colpite.

Gli uffici non hanno risposto con certezza sui tempi degli interventi ma anche se si tratta di impianti mobili, non sono considerate delle infrastrutture emergenziali, e quindi la tempistica sarà quella dettata dalla gestione del Fondo Svilippo e Coesione. Tradotto: se si rimetterà in funzione l’impianto, questo comunque avverrà tra anni e sarà del tutto ininfluente nella gestione dell’attuale crisi idrica, come avevamo purtroppo prefigurato”, ha rimarcato l’esponente del M5S.

Nel frattempo, con i primi fondi messi a disposizione dalla Protezione civile, sono in corso le verifiche subacquee sulle condutture esistenti, in considerazione anche della vicinanza del dissalatore alle aree della Riserva naturale delle saline, per le quali si impongono ( e spero che non sia una mera dichiarazione di intenti) misure di tutela più stringenti. L’unica certezza è che ci aspetta un’estate durissima”, sono sempre le parole della Ciminnisi.

La riattivazione urgente dei dissalatori di proprietà regionale presenti in Sicilia è stata tra l’altro uno dei temi affrontati in sede di assemblea Anci, con la richiesta valutare la possibilità di installarne ulteriori e di mobili.

A riguardo, il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida ha chiesto di accelerare le procedure per riattivare urgentemente il dissalatore abbandonato da 18 anni in zona ASI. Il presidente della Regione Renato Schifani, rispondendo al sindaco Tranchida, ha assunto l’impegno di riattivare entro il 2025 il dissalatore attualmente in disuso.

IL POTENZIAMENTO DEI POZZI

C’è poi l’aspetto che riguarda il potenziamento dei pozzi. L’Amministrazione comunale di Trapani ha già affidato i lavori che riguarderanno Bresciana e pozzo Madonna. In assenza del gestore di ATI idrico in provincia di Trapani, così come in quella di Messina, non sarà invece possibile ottenere finanziamenti per le reti idriche, che necessiterebbero di interventi di manutenzione straordinaria.

Pertanto, trattandosi di mera volontà politica, la Regione è stata invitata a concertarsi col Governo nazionale onde poter andare in deroga, affidando le risorse per intervenire sulle reti idriche anche per la provincia di Trapani (il solo comune di Trapani ha progetti esecutivi per oltre 50milioni di Euro) e di Messina.

I FINANZIAMENTI DELL’ATI IDRICO PER IL COMUNE DI TRAPANI

Sono diversi i progetti finanziati nei comuni dell’Ati idrico di Trapani per fronteggiare la crisi idrica in Sicilia per un totale di un milione di 377 mila euro. Gli interventi riguardano Alcamo, Calatafimi Segesta, Castellammare del Golfo, Castelvetrano, Salemi, San Vito lo Capo e Trapani. Si punta ad ottenere circa 150 litri al secondo di nuove risorse idriche che si andranno ad integrare a quelle attuali, provenienti sia da risorse comunali che dalle condotte di Sicilacque.

Tra i progetti finanziati, per quel che riguarda il Comune di Trapani, c’è l’ammodernamento di tre pozzi di Bresciana, con i lavori di potenziamento e relative opere accessorie che permetteranno di avere un rilascio aggiuntivo nella rete idrica di circa 50 litri al secondo. Questo progetto, per un importo di 196 mila euro, riguarda Trapani, Misiliscemi ed il sovrambito.

Altri lavori, sempre a Bresciana, riguarderanno un altro pozzo e a stazione di rilancio R2 per ottenere circa 15 litri al secondo. In questo caso l’investimento previsto ammonta a 130 mila euro mentre altri 63 mila euro saranno destinati al Pozzo Madonna di Trapani per la sostituzione pompa di sollevamento. In questo caso l’incremento della portata da immettere in rete sarà di circa 15 litri al secondo.

Mario Torrente

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