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Stefania Via: “vicini alla famiglia di Willy, morto, come Nino, per difendere un amico. Non dimentichiamoli”

Ci sono episodi terribili, di violenza e sopraffazione, che segnano la vita delle persone e di un Paese intero al tempo stesso; episodi che fanno discutere, commuovere, che si fanno ricordare per giorni, per anni, per sempre, o che restano il tempo dell’amarezza e poi, come ‘insegna’ la vita stessa che deve andare avanti, restano ricordi sbiaditi ai più, nomi impressi da qualche parte nella memoria saltuaria o periodica, e vivi soltanto nei cuori, negli occhi, nella mente di chi a quei nomi è legato da amore insostituibile. Il caso di Willy Monteiro Duarte in questi giorni ha scosso buona parte dell’Italia, ha indignato, ha fatto riflettere; i social, ormai depositari di ogni pensiero, che diventa manifestazione pubblica di ciascuno, sono stati depositari di rabbia e commozione condivisa, ma non solo, come sempre accade quando un fatto grave riesce a far emergere anche la parte più degradante di una società. E anche per chi non si è allineato al dolore, in verità, c’è stata puntuale, altra indignazione. C’è una bella testimonianza di un maresciallo dei carabinieri, che riguarda gli ultimi minuti di vita di Willy, di questo giovane dal volto sorridente, gioioso, che era generoso ed altruista al punto da intervenire impavidamente per tutelare un amico, un giovane che credeva di poter sedare una rissa con la sola forza della gentilezza, che aveva sogni e che viveva i suoi 21 anni con l’entusiasmo che deve caratterizzare quell’età. Gli occhi parlano, e la foto che ormai tutti conosciamo ce lo mostra con il viso aperto, regalandoci una dolcezza che anche noi, così lontani da quel luogo, non riusciamo e non vogliamo immaginarne la sofferenza vissuta fino all’ultimo respiro per mano violenta. Forse, adesso, oggi, in questo momento, per tutti noi che vogliamo e sentiamo il bisogno di riflettere sulla sua morte, non è determinante conoscere la sequenza violenta che lo ha strappato alla vita, né, come sempre, è giusto addentrarci su giudizi che sfociano in altro odio che non aiuterebbe in alcun modo nessuno, né la sua famiglia, né la giustizia che dovrà fare il suo corso nei luoghi deputati a perseguirla. C’è però qualcosa che è molto importante fare: ed è il ricordo, è mantenere viva l’idea di un giovane che aveva ancora tutta la vita davanti, per raggiungere i suoi sogni e i suoi obiettivi, per coltivare i suoi valori nobili, e che ha pagato il prezzo più alto sul quale, privatamente, ciascuno di noi potrà soffermarsi, se vuole, anche per orientarsi in modo più equo nel quotidiano. Su ogni gesto che compiamo o non compiamo, su quanto sia necessario intraprendere un nuovo passo, per spezzare per come possiamo ogni parvenza di violenza che incontriamo. “Non dobbiamo dimenticarlo, questo giovane merita la medaglia d’oro, la famiglia merita e ha diritto ad essere aiutata. Una sofferenza così è una condanna per tutta la vita…” Stefania Via è trapanese, e 13 anni fa perse il fratello minore, Nino, per mano violenta, che al termine della sua giornata lavorativa ai magazzini Gea di via Orti stava per salire in macchina per fare rientro a casa e si accorse di alcune persone che aggredirono il collega che quella sera aveva con sé l’incasso. Nino intuì che quel collega era vittima di un tentativo di rapina e senza pensarci un istante si precipitò in suo soccorso, ma venne colpito a morte. Nino è un eroe trapanese, e il 5 gennaio viene ricordato, negli anni, a Trapani, come è stato ricordato ad Erice, dove c’è una Piazzetta che porta il suo nome nel quartiere  Raganzili, e dove è stato scoperto un murales dedicato alla sua memoria.

Stefania Via, sempre attiva nel nome del fratello, motivata da tutto l’amore che conserva per lui, e che alimenta, come solo un familiare sa fare, proprio come l’intera famiglia, che con grande dignità ha affrontato la tragedia e tutti i giorni che ne sono seguiti, uno dopo l’altro, gonfi di un dolore che continua ad urlare muto e composto, ha pensato a Willy in questi giorni, vittima di generosità e di un giorno maligno che lo ha portato via dai suoi affetti e dalla sua vita. E da qui vuole partire un appello importante, a ricordarlo; un appello ai cittadini, alle associazioni, alle istituzioni, affinché il gesto di Willy non cada nel vuoto come semplice esito di un giorno sfortunato, affinché non venga dimenticato il suo amore per la vita, che altri probabilmente non hanno inteso nello stesso modo non praticandolo nel corso della loro esistenza, votata, invece, al culto di una prepotenza che non è degna degli uomini.

A Willy, a Nino, alle loro famiglie forti e colpite così duramente, come a quelle di tutte le vittime di violenza, l’augurio di un coraggio che non debba finire mai, per affrontare ogni giorni che verrà, nel ricordo più cocente di occhi bellissimi, pieni d’amore, di vita.

J.C.

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