Trapani. Tornano in libertà gli agenti penitenziari finiti ai “domiciliari”

Tornano in libertà gli agenti di polizia penitenziaria finiti agli arresti domiciliari nell’ambito di una inchiesta su presunte torture e presunti abusi subiti dai detenuti delle carceri di Trapani. Il tribunale del Riesame di Palermo ha annullato i provvedimenti restrittivi, emessi dal Gip, riqualificando il reato di tortura in un reato meno grave: percosse ovvero maltrattamenti. Accolte le istanze degli avvocati che assistono gli indagati. Per il Riesame le condotte attribuite agli agenti non configurano il reato di tortura ipotizzato dalla Procura di Trapani.

Secondo il collegio, pur riconoscendo che gli episodi contestati richiedano approfondimenti, gli stessi non raggiungono il livello di sistematicità e gravità tale da rientrare nel reato di tortura. Ora si attendono le motivazioni. I “domiciliari” sono stati sostituiti con la sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio nel Corpo della polizia penitenziaria per la durata di 12 mesi. Fatta eccezione per uno degli indagati che non è stato sottoposto alla misura interdittiva adottata per gli altri colleghi. L’inchiesta condotta dal Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria era scaturita in seguito alle denunce sporte da alcuni detenuti del Reparto blu del Pietro Cerulli. Quarantasei gli agenti indagati. Undici quelli che erano finiti agli arresti domiciliari: Filippo Guaiana, 40 anni di Trapani; Antonio Mazzara, 60 anni di Trapani; Filippo Bucaria, 54 anni di Paceco; Claudio Angileri, 58 anni di Marsala; Claudio Di Dia, 56 anni di Trapani; Andrea Motugno, 36 anni di Napoli; Francesco Pantaleo, 35 anni di Marsala; Salvatore Todaro, 44 di Erice; Stefano Candito, 55 anni di Erice; Roberto Passalacqua, 48 anni di Erice; Antonino Fazio, 29 anni di Erice. Il Riesame, però, ha alleggerito la loro posizione.