di Mario Torrente
Queste sono le nove croci incastonate nel muro della Madrice di Erice. Sono antichissime e secondo la tradizione provengono dal Tempio di Venere. Avrebbero dunque più di due mila anni e probabilmente sono l’unica cosa arrivata ai giorni nostri del famoso Santuario della dea dell’amore esattamente per come erano un tempo. Tutti gli altri materiali sono stati infatti riutilizzati e riadattati per costruire edifici e monumenti, tra cui anche il Real Duomo. Ma non le croci, che già si trovavano nel Tempio prima dell’avvento de Cristianesimo. Ma che ci facevano delle croci dentro un tempio pagano?
La spiegazione arriva da uno dei libri del padre Giuseppe Castronovo, “Erice Sacra”, dove si parla anche delle croci in marmo del Real Duomo. Ed il suo racconto ci porta indietro di millenni, portando il lettore addirittura nell’antico Egitto. Ma non solo. La croce era infatti rappresentata in molte culture e religioni dell’antichità già molti secoli prima della nascita di Gesù Cristo. Con questo simbolo veniva rappresentata la stessa Venere quale divinità della procreazione, esattamente come Astarte che era raffigurata con un bastone sormontato da una croce, che in diversi culti antichi veniva messa sopra le tomba quale emblema del dio che presidiava le sepolture. Le quattro linee esprimevano anche i quattro elementi naturali, ovvero terra, acqua, fuoco e aria.
Ed ancora, per gli Egiziani la croce simboleggiava la vita futura, tant’è che era presente nelle mani di molti idoli. E secondo lo stesso Cordici, altro illustre storico ericino, le croci del Tempio di Venere, poi portate nel Real Duomo nel quattordicesimo secolo, sarebbero arrivate dall’Egitto. Sempre Cordici ricorda il ritrovamento di molti manufatti in rame e argento nell’area del Santuario con imprese immagini di croci, oltre che di un antichissimo marmo, rivenuto pure questo tra le rovine del Tempio, con raffigurata una croce. Ed al tempo in cui visse il Cordici questo croce era conservata nella chiesa di Santa Maria Maddalena, nel versante dei Runzi di Monte San Giuliano.
La croce venne usata anche dagli Etruschi, dai Fenici ed in altro popoli dell’Asia. L’elenco è lungo e porta fino in Tibet, passando anche da Ercolano e Santorini, con lo stesso Giuseppe Castronovo che nella sua “Erice Sacra” chiama in causa tutti i ritrovamenti di croci in epoche antecedenti l’avvento del Cristianesimo. Nelle pagine del suo libro c’è scritto tutto. Ma non solo qui. Anche nei “libri di pietra” si parla delle ultramillenarie croci in marmo della Madrice. L’antichissima origine delle nove croci viene infatti ricordata anche nella lapide che Vito Carvini, al tempo in cui era arciprete di Erice, quindi siamo a fine del 1600, fece realizzare. Fu proprio lui, nell’ambito dei lavori di restauro e abbellimento della Matrice, a trasferire le antiche croci da dentro la chiesa, dove si trovavano dalla fine del 1300 per volontà papale, all’attiguo cimitero del Real Duomo, dove fece mettere la lapide in marmo.
Questa nuova collocazione durò altri due secoli, fino a quando, nel 1847, le croci furono messe dall’arciprete Giuseppe Augugliaro nel muro meridionale della chiesa, esattamente dove si trovano oggi. Probabilmente tali e quali per come ornavano il Tempio di Venere, i cui materiali nel corso dei secoli furono riutilizzati per la costruzione di altri edifici, a partire proprio dal Real Duomo. La fondazione della Chiesa Madre di Erice risale al 1314. Quindi circa mille anni dopo da quando l’imperatore Costantino ordinò la distruzione dei templi pagani. Un momento storico che ha segnato il destino di tanti monumenti, statue e tante altre opere e simboli di dei e divinità e che viene ricordato nella lapide del Carvini.
Il definitivo smantellamento ad Erice del Santuario di Venere fu disposto da Re Federico II d’Aragona, il sovrano che volle la costruzione del Real Duomo. Che infatti si chiama “Real” perchè venne voluto da un Re. E le merlature sul prospetto, che richiamano proprio una corona, stanno a simboleggiare la volontà di Re Federico d’Aragona di erigere la maestosa ad imponente chiesa, che sorse nel punto dove in precedenza si trovava la cappella originaria, a quanto pare una delle prime chiese cristiane costruite Erice assieme a quella intitolata a Nostra Signora delle Neve, che ricordava il miracolo della neve caduta a Roma il 5 agosto del 352.
Questa chiesetta che si trovava all’interno dell’area del Tempio di Venere e fu il primo tentativo per estirpare il culto della dea dell’amore. Ma ci vollero più di mille anni, e forse qualche altro secolo in più, per sradicare ad Erice definitivamente i riti di Venere. Intanto a Monte San Giuliano continuavano ad arrivare immagini di Madonne mandate dai Papi, come Nostra Signora della Stella, un’immagine della Vergine che teneva in braccio Gesù Bambino che venne trafugata durante il saccheggio di Erice del 1282. Tre secoli dopo arrivò infine il quadro della Madonna di Custonaci.
Insomma, in questa storia Paganesimo e Cristianità si intrecciano ed a memoria di ciò restano le nove croci in marmo che ci raccontano una storia antichissima che parte dal culto della dea dell’amore, e forse anche prima in luoghi e culture che appartengono all’altra parte del Mediterraneo, per continuare con la religione cristiana ed arrivare ai giorni nostri lungo la maestosa parete, che pulsa di storia e fede in ogni suo punto, del Real Duomo: la chiesa Madre di Erice voluta da un re mille anni fa e dedicata a Maria Assunta. Ma la Madrice, con le sue nove croci in marmo, ci racconta una storia ancora più antica che porta indietro nel tempo di almeno due mila anni. Quando questa era la montagna della dea dell’amore. Con le sue nove croci che allora come ora continuano a custodire i tanti segreti ed i misteri di Erice.
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