Erice a lutto per la scomparsa della signorina Anna

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di Mario Torrente

Il suo era un mondo fatto di movimenti lenti. Di silenzi e buoni sapori. Di sguardi e gesti che valgono più di mille parole. Di semplicità. Entrando nella pasticceria di San Carlo, nel cuore di Erice, si restava quasi incantati da quel suo modo di incartare le genovesi nel vassoio. Senza fretta. Cristallizzando ogni singolo odore che usciva dal laboratorio. Con quei dolcini di pasta di mandorle e le tante prelibatezze che furono i segreti delle suore dei conventi ericini. Oggi custoditi nelle sapienti mani di chi l’arte della pasticceria conventuale l’ha imparata tra le mura del monastero di San Carlo. Un sapere messo a frutto nella pasticceria che è stata la sua vita. La signorina Anna ha sempre lavorato nella sua Erice in quella piccola pasticceria, quasi sotto l’arco di San Pietro. Col suo grembiule bianco, gli occhiali quasi sulla punta del naso ed i capelli raccolti. Con quel pizzico, ma sano, distacco dai clienti che si tramutava in coccole e gesti amorevoli con i bambini. Intere generazioni di ericini sono cresciuti con i suoi mustazzoli, genovesi e altri dolcini donati ai più piccini. Quel “figghia mia, figghio meo chi ti rugno?” ha scaldato i cuori e colorato le vite di tanti bambini ericini. Oggi diventati adulti. Oggi a lutto per la scomparsa della signorina Anna. Rimasta sempre dietro al bancone della sua pasticceria, da dove ha visto passare il mondo.

Il San Carlo è infatti una delle tappe obbligate per assaggiare i dolcini conventuali ericini. Ma in quella pasticceria c’è qualcosa in più, che la signorina Anna trasmetteva con i suoi silenzi e la magia di questi gesti arrivati a noi da chissà quale epoca. E così le genovesi servite dalla signorina Anna si caricavano del fascino di un mondo antico, che non c’è più e di cui lei è rimasta gelosa custode. All’interno di quella pasticceria non c’è stato mai spazio per ritmi frenetici dei tempi moderni. Tra quelle mura il tempo sembra quasi essersi fermato e dietro il bancone in legno, che pulsa di storia e bontà, c’era sempre lei, la signorina Anna. Il suo viso era uno dei simboli della muntisità. Discreta e gentile, con i clienti poteva apparire più distaccata. Apparentemente. In realtà dietro quel grembiule carico di buono odori c’era un cuore grande ed una brava donna, d’altri tempi. Instancabile lavoratrice, non si separava mai da Titì. Sono stata sempre l’una accanto all’altra, fin dai tempi del convento San Carlo, quando assieme a Maria fondarono la prima pasticceria vicino al San Domenico. Ancora oggi una delle mete dei visitatori che arrivano ad Erice. Con quella grande cassapanca in legno da cui vengono serviti i mustazzoli. Poi aprirono il secondo punto vendita al San Carlo. Dove la signorina Anna è rimasta fino alla fine. Senza arrendersi mai nonostante la brutta malattia. Ma lei, da buona muntisa, ha combattuto fino a quando le forze glielo hanno permesso. Camminando e lavorando. Fino a quando ha potuto. Poi semplicemente stando tra le mura della sua pasticceria. Che era tutto il suo mondo. Tutta la sua vita. Una vita fatta di lavoro e bontà. E della sua Erice, dove oggi è un giorno triste. Oggi l’intera comunità muntisa piange la sua scomparsa abbracciandosi attorno alla signorina Anna. Che sicuramente resterà per sempre nel cuore di tutti. Ricordandola dietro al bancone della sua pasticceria pronta a servire bontà e tenerezza. Perchè ad Erice era considerata la nonnina di tutti…