Risponde il Presidente della Fondazione Architetti di Trapani “Francesco La Grassa”
di Nicola Baldarotta
Architetto Mancuso, da presidente della Fondazione Architetti di Trapani “Francesco La Grassa”, qual è il suo parere sulla mole di lavori edili che stanno riguardando il territorio trapanese, in merito ai bonus 50, 90 e 110%?
Non ho i numeri della provincia di Trapani ma, allo stato dei procedimenti in corso, rileviamo l’esiguo numero delle imprese edili in provincia di Trapani attrezzate alle agevolazioni fiscali e all’aumento esagerato dei prezzi delle materie prime, acciaio, legno, materiali per cappotto.
Possiamo dare, comunque, un po’ di numeri a livello nazionale grazie alle statistiche sull’attuazione delle misure Superbonus al 31 Agosto rese disponibili da ENEA. A quella data risultano ammessi interventi per circa 5.6 miliardi di cui il 47% interessanti i condomini e il restante 53 diviso tra le case unifamiliari e quelle funzionalmente indipendenti; sempre a questa data quasi il 70 % di questi interventi è giunto a conclusione. Viene subito da dire che, rispetto agli oltre 18 miliardi di Euro attualmente disponibili per la misura, in un anno siamo riusciti a impegnarne solo un terzo anche se, grazie alle semplificazioni di quest’estate, possiamo attenderci e già si misura un’importante accelerazione. Risulta ancora dai numeri che, dato l’investimento medio per singolo condominio (circa 500mila euro) finora sono stati interessati dai lavori non più di 5000 condomini; se consideriamo che essi, in Italia, si contano in circa un milione e di questi più del 70% è risalente nel tempo quindi potenzialmente insicuro e non energeticamente efficiente, si comprende bene come la misura geniale sia ancora ben lontana, lontanissima, dal raggiungimento di quegli obbiettivi legati alla sicurezza, all’efficienza energetica e al comfort, oltre che di riduzione della CO2 che sì, fanno parte della strategia italiana ma, ancor di più, rientrano negli obbiettivi economici dell’Europa e, attraverso il New Bauhaus e le declinazioni della Baukultur (Davos 2018), costituiscono gli obbiettivi per il 2030 e il 2050 cui anche l’Italia ha aderito.
Beh, insomma, una materia complessa ed ancora tutta da decifrare. Magari ne parleremo meglio nel corso di uno dei talk a Telesud. Soffermiamoci, invece, sulle possibili azione di ripresa e resilienza del territorio trapanese in merito al riscaldamento globale, gli incendi dolosi, la pandemia da Covid 19…
Consci che l’ emergenza planetaria ha la necessità di un confronto interdisciplinare per via delle pluralità fenomenologiche delle cause-effetto, è intento, da parte della Fondazione degli Architetti di Trapani, aprire un ampio dibattito scientifico da diffondere in tutti i media territoriali e il relativo confronto con le comunità… per questo abbiamo organizzato una serie di tavole rotonde in remoto alla quale abbiamo invitato diverse figure specialistiche. Le finalità delle tavole rotonde riguardano gli scenari che si prospettano negli eventi fisici-meteorologici e nella comunicazione mediatica geopolitica, di cui la presa di coscienza è demandata da giorno a giorno nello stato limbico della popolazione locale e mondiale, e da chi è deputato a prendere decisioni e provvedimenti impellenti per la sopravvivenza del genere umano, che se messi in campo con le procedure di allarme globale, metterebbero in seria crisi le certezze acquisite negli ultimi 200 anni del nostro rapporto con la natura e gli stili di consumo della civiltà moderna e contemporanea. La prima tavola rotonda, già completata e che a breve sarà diffusa alla stampa, ha visto la partecipazione del Prof. Giovanni Curatolo, già titolare della cattedra di Paesaggistica della facoltà di Agraria UNIPA, l’Arch. Carlo Foderà, presidente dell’Associazione Amici della Terra di Trapani, nonchè consigliere nazionale e il Dr. Giorgio Geraci, psichiatra, già Responsabile Centro Diurno Asp Trapani.
Sono tempi difficili per i nuovi architetti?
I giovani architetti escono dalle università, come noi tutti, animati da buone intenzioni ed entusiasmo. Rivelano una buona preparazione di base, ma nel mercato sia pubblico che privato, riscontrano la poca richiesta di qualità del progetto, quindi sottopagati e costretti, se si mettono in proprio, ad affrontare il mondo dell’edilizia inflazionato da burocrazia e richiesta di funzionalità ma non attento alla bellezza e alla cultura del progetto. L’opportunità che hanno, riguarda il pubblico impiego che necessita di ricambio generazionale e Digital Addicted (competenze digitali).


















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