San Vito, presunta corruzione per due esponenti della Capitaneria di porto

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L’indagini venne avviata dopo l’incendio doloso a un lido balneare avvenuto nel maggio del 2018. In sei compariranno davanti al GUP di Trapani

E’ più complessa l’indagine scaturita dall’incendio doloso che, il 24 maggio del 2018, distrusse il lido “Paola” a San Vito Lo Capo. Leggi qui la notizia che abbiamo dato ieri.

Il prossimo 21 dicembre a comparire davanti al GUP del Tribunale di Trapani, Roberta Nodari, non saranno solo il presunto mandante dell’incendio, Luigi Mazzamuto, e i due presunti esecutori materiali, Massimo Ferrazzano e Luigi Pullara, ma anche un altro imprenditore interessato alla gestione delle aree demaniali sulla spiaggia di San Vito Lo Capo, cioè Andrea Di Liberti, e infine il Comandante della sezione di Polizia Marittima e Difesa Costiera della Capitaneria di porto di Trapani, Federico Sorrentino, e il responsabile della sezione Affari Generali della stessa Capitaneria di porto, Vincenzo Tardia.

Un contributo notevole a questa indagine lo fornì l’allora sindaco di San Vito Lo Capo, Matteo Rizzo, che consegnò ai Carabinieri del NORM di Alcamo alcune registrazioni audio nelle quali alcuni cittadini si lasciavano andare a considerazioni circa le ipotesi di corruttela di alcuni esponenti della locale sezione della Capitaneria di porto. Matteo Rizzo consegnò tutto ai carabinieri e scattarono le indagini che si avvalsero di intercettazioni telefoniche.

Venne disposto un controllo accurato negli uffici di pertinenza dei due esponenti della Capitaneria di porto, Sorrentino e Tardia, e saltarono fuori gli esposti e le denunce che, nel tempo, erano state inviate da anonimi cittadini e anche a un sedicente “comitato cittadini di San Vito Lo Capo”. Tutti i documenti sono stati ritrovati in originale nei cassetti dell’ufficio del Comandante Sorrentino, motivo per il quale è stato anche gravato dell’accusa di non aver denunciato alla Procura di Trapani le ipotesi di reato a lui pervenute.

Sorrentino e Tardia sono accusati di corruzione in concorso per atti contrari al dovere di ufficio e falso. L’imprenditore Andrea Di Liberti, invece, è accusato della sola corruzione in quanto avrebbe più volte elargito somme di denaro contante al Comandante Sorrentino inducendolo, così si legge nel provvedimento del PM, “a compiere svariati atti e comportamenti contrari al proprio dovere d’ufficio con asservimento delle sue funzioni agli interessi imprenditoriali del Di Liberti e di suoi prossimi congiunti”.

Diversi gli esposti anonimi che in quel periodo sono stati inviati proprio alla Capitaneria di Porto. Nomi, cognomi e circostanze che avrebbero evidenziato illeciti nella gestione delle aree demaniali della spiaggia di San Vito Lo Capo e nella concessione delle stesse soprattutto a favore di Luigi Mazzamuto (ritenuto il mandante dell’incendio doloso dal quale scaturirono le complesse indagini) e di Andrea Di Liberti. Esposti nei quali venivano chiaramente specificate ipotesi di violenza privata ed occupazione abusiva da parte di esercenti il noleggio di ombrelloni e lettini nell’area demaniale della spiaggia sanvitese destinata a spiaggia libera. Ma in quelle lettere si lasciava intendere anche di “protezioni da parte dei militari della Capitaneria nei confronti di Di Liberti”…