Tra gli ex agenti di polizia penitenziaria indagati, c’è anche l’ex comandante delle carceri di Trapani, Giuseppe Romano. Lui non è coinvolto nell’attività corruttiva – droga e telefonini cellulari ai detenuti in cambio di soldi e prestazioni sessuali -, ma deve rispondere dell’omessa denuncia del
pestaggio subito da un detenuto ad opera delle guardie. L’episodio di violenza avvenne il 16 marzo del 2020.
Perno dell’attività corruttiva, all’interno del Pietro Cerulli, invece, era l’ex agente Francesco Paolo Patricolo, deceduto durante le indagini.
Originario di Palermo, era accusato di aver introdotto droga e telefonini in cambio di denaro: 500 euro a consegna. Soldi, ma non solo. Perchè in cambio di favori, l’indagato riceveva anche biglietti per il teatro e anche un biglietto per assistere alla finale di Coppa Italia tra la Juventus e l’Inter.
In particolare l’ex poliziotto penitenziario avrebbe fatto avere telefonini cellulari a Nicola Fallarino, originario di Benevento, esponente della camorra e a Davide Monti, di Bari, affiliato alla Sacra Corona Unita.
Il camorrista, inoltre, avrebbe ricevuto telefonini cellulari nascosti in un pallone di calcio che Roberto Fallarino avrebbe lanciato all’interno della casa circondariale mentre Vincenzo Piscopo faceva da “palo”. Le telecamere, piazzate dagli investigatori, hanno immortalato la scena. Patricolo, poi, era solito presentare certificazioni per attestare false malattie e dedicarsi così a lavori extra, come quello di buttafuori nei locali notturni, In carcere è finito l’ex agente ora in pensione, Giuseppe Cirrone che in cambio di favori ad un detenuto avrebbe avuto rapporti sessuali con la compagna del recluso. Favori che consistevano nel consentirgli di fare telefonate e video-chiamate al di fuori dei tempi e dei modi previsti dall’ordinamento penitenziario e alla donna con la quale si intratteneva, prometteva di fare avere al compagno ulteriori permessi, millantando di poter intercedere con il magistrato di sorveglianza.
Altro ex poliziotto penitenziario“infedele” è Antonino Urso che avrebbe introdotto in carcere un profumo consegnato ad un detenuto.


















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