Trapani tra le città più virtuose d’Italia sul fronte dei prezzi degli alberghi. A dirlo è uno studio dell’Unione Nazionale Consumatori che ha elaborato i dati Istat di luglio, confrontandoli sia con lo scorso anno sia con l’estate 2021, prima della guerra in Ucraina e dell’impennata dei costi energetici.
Nell’ultimo anno, a fronte di un aumento medio nazionale dell’1,3% per i servizi di alloggio – che comprendono alberghi, B&B, agriturismi e villaggi vacanze – Trapani registra un rialzo contenuto del +2,7%, ben al di sotto di molte località turistiche italiane. Ma il dato più interessante arriva dal confronto a lungo termine: dal 2021 i prezzi sono cresciuti solo del +5,8%, il secondo aumento più basso in Italia dopo Massa Carrara.
A livello regionale, la Sicilia si colloca al 12° posto per rincari annui, con una crescita del 2,7% rispetto al 2024, ma nel confronto quadriennale il balzo è ben più evidente: +31,2%, in linea con la media nazionale. Tra le città siciliane, Palermo spicca per un incremento del 53,6% dal 2021, mentre Catania e Siracusa hanno segnato rialzi rispettivamente del 28,6% e del 24%. Messina, invece, registra un +31,4%.
Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, sottolinea come, nonostante in alcune città i rincari siano più contenuti, il turismo italiano resti comunque gravato da costi complessivi in forte aumento negli ultimi anni, spingendo molte famiglie ad accorciare le vacanze o a rinunciarvi del tutto.
Insomma, Trapani si conferma meta turistica competitiva dal punto di vista dei prezzi, ma la fotografia generale evidenzia come in Sicilia – e nel resto d’Italia – il peso del caro vacanze resti un tema aperto, soprattutto in un contesto di stipendi fermi e inflazione che negli ultimi anni ha colpito duramente il settore turistico.


















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