Topi e abbandono: la denuncia dei detenuti al “Cerulli” di Trapani

Una lettera scritta a mano dai detenuti del carcere di San Giuliano, nel reparto Mediterraneo al piano terra, squarcia il velo sullo stato delle carceri italiane.

Il racconto parla di condizioni igienico-sanitarie drammatiche, disorganizzazione e assenza di sicurezza.

«Appena fa buio comincia il calvario scrivono – dobbiamo chiudere le finestre perché i topi ci entrano dentro, ce ne sono a centinaia. Il carcere è pieno ed è uno schifo, una cosa inaccettabile».

Il documento denuncia inoltre l’assenza di assistenza medica adeguata: «L’assistenza medica? Puoi morire».

I detenuti accusano la direzione e i comandanti di «non essere all’altezza di gestire un penitenziario» e chiedono l’intervento urgente delle autorità.

Ma l’emergenza non si limita ai roditori. La seconda parte della lettera descrive una situazione di completo abbandono gestionale: «Il carcere è allo sbaraglio, non ci sono regole. Se c’è un litigio fra detenuti, le guardie non intervengono perché hanno paura. Ogni sezione ha una sola guardia con 4-5 anni di servizio e senza esperienza. Dopo le 4 di pomeriggio non si vede più nessuno: puoi morire».

La denuncia si chiude con un appello drammatico: «Come si fa a scontare una pena con tranquillità? Qua non esiste niente, è un inferno. Per favore intervenite voi, per portare questo penitenziario nelle cose giuste. Grazie, aiutateci».

Un grido d’allarme che riaccende i riflettori sullo stato del sistema carcerario, tra sovraffollamento, scarse risorse e condizioni di vita che i detenuti definiscono «disumane».