L’Atm Trapani, società partecipata interamente dal Comune, non ha assunto un lavoratore appartenente alle categorie protette nel periodo 2022–2025. Una violazione chiara della normativa sul collocamento mirato, che ha comportato una multa di circa 50 mila euro. Soldi pubblici che se ne vanno, mentre qualcuno all’interno dell’azienda cerca ancora di capire chi abbia sbagliato.
Una situazione che lascia emergere l’inadeguatezza di una gestione incapace di garantire anche i controlli più elementari. Obblighi di Legge, trasparenza e responsabilità sembrano concetti opzionali, sacrificati sull’altare di una burocrazia lenta e disorganizzata.
La settima commissione consiliare, che vigila sulle partecipate, avrebbe già acquisito atti e ascoltato la direzione e il collegio sindacale dell’azienda. Ma le spiegazioni, a quanto risulta, sarebbero più tentativi di minimizzare il problema che veri chiarimenti. «Gravi incapacità di controllo», ha commentato il presidente Maurizio Miceli, denunciando giustificazioni misere e inerzia di fronte a errori che in un’azienda privata avrebbero già avuto conseguenze immediate.
Il problema non è solo economico. È un segnale preoccupante di come le partecipate comunali possano trasformarsi in alveari di inefficienza: ordini che non vengono eseguiti, responsabilità rimpallate, Leggi ignorate e soprattutto cittadini che pagano il conto.
Un episodio, insomma, che dovrebbe far riflettere. Quando un’azienda pubblica non riesce a rispettare le regole più elementari, la collettività paga due volte. Prima con la multa, poi con la frustrazione di vedere i responsabili cercare scuse invece di assumersi responsabilità concrete.


















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