di Mario Torrente
Tutti gli emendamenti sono stati bocciati, sia quello presentato dall’opposizione che quello della maggioranza. Il primo, quello della minoranza, era stato predisposto dal consigliere Vincenzo Malteese e firmato anche da Simona Mannina e Piero Spina, proponendo di prevedere la riduzione del 30 % della Tari per le famiglie che hanno uno o più componenti del proprio nucleo familiare che lavorano o studiano per più di 6 mesi l’anno presso città che si trovano oltre i 100 chilometri dal Comune di Erice. Nell’emendamento al regolamento della Tari era prevista anche la riduzione del 40 % per quelle famiglie il cui reddito complessivo non superasse i 12.000 euro. L’opposizione aveva anche individuato una copertura di 50 mila euro in bilancio per non evitare di incidere sulle tariffe tari di tutti i cittadini.
Ma nel corso della seduta della scorsa settimana la maggioranza consiliare aveva presentato un secondo emendamento, cassando la riduzione Tari per le famiglie aventi reddito fino a 12.000 euro e prevedendo il solo 20 % per quelle famiglie che hanno uno o più componenti del proprio nucleo che studiavano o lavoravano fuori senza però prevedere una copertura finanziaria. Sempre la maggioranza, alcuni consiglieri, dopo un incontro con gli uffici, si sono resi conti della sua illegittimità, presentandone un altro, venuto a conoscenza del Consiglio comunale nel corso dell’ultima seduta.
Quest’altro nuovo emendamento prevedeva la sola riduzione del 20% per chi ha componenti che studiano o lavorano fuori con una copertura economica di appena 10.000 euro. Ma nel corso del Consiglio la maggiornaza ha chiesto la sospensione della seduta per discutere del loro nuovo emendamento. Non sono mancati gli attriti e la stessa sindaca Toscano ad un certo punto ha anche lasciato l’aula. Una volta ripresa la seduta hanno preso la parola i consiglieri Passalacqua, Vultaggio e l’assessore Agliastro, che si sono soffermati sulla mancanza di copertura finanziaria da parte del Comune per l’emendamento sui fondi per i meno abbienti.
L’assessore Pino Agliastro, oltre alla mancata copertura finanziaria, ha poi riferito come eventuali deduzioni debbano “essere garantite a tutti, motivo per il quale è necessario uno studio preliminare per avere contezza delle somme necessarie. La modifica del Regolamento – ha prospettato da Agliastro – si potrà mettere a regime dal 2024″.
Alla fine sono stati bocciati tutti e due gli emendamenti, sia quello dell’opposizione che della stessa maggioranza, che di fatto si è quindi spaccata. E non è tardata ad arrivare la presa di posizione dei consiglieri di opposizione Simona Mannina, Vincenzo Maltese e Piero Spina che in un comunicato stampa hanno evidenziato come l’amministrazione comunale avrebbe potuto “rinunciare a qualche contributo per eventi e a qualche esperto del sindaco (fino a poco tempo fa erano addirittura 2 con stipendi da circa 1200 euro mensili cadauno) trovando così la somma di 50.000 euro previsti dall’emendamento dell’opposizione consiliare”, si legge nella nota.
I tre consiglieri comunali d’opposizione si sono quindi chiesti “come mai l’amministrazione non si sia posta il problema del bilancio – hanno evidenziato Simona Mannina, Vincenzo Maltese e Piero Spina – quando sempre in questo anno ha provveduto ad aumentarsi l’indennità di ben 61.000 euro lordi all’anno, che gravano su quegli stessi cittadini che si trovano in difficoltà economiche“.
“Ci si chiede – hanno continuato i tre consiglieri comunali d’opposizione Mannina, Maltese e Spina nel loro comunicato stampa – il perché questi consiglieri di maggioranza anziché andare incontro ai cittadini che gli hanno permesso di sedere in consiglio comunale, vadano incontro a questa amministrazione comunale che continua a dimostrare un’attività politica improntata all’autoreferenzialità e non certo al servizio della comunità“.


















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