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In scena il rapporto tra arte visiva e teatro

Alle 20.30 in prima nazionale "Pezzi da Museo" di Silvia Ajelli con la partecipazione straordinaria di Simona Marchini. Alle 21.30 video opera di Roberto Andò dal "Il Quadro NEr

Sabato 17 luglio andrà in scena alle Orestiadi il rapporto tra arte visiva e teatro, che proprio a Gibellina ha storicamente trovato la sua casa ideale: alle 20.30, “Pezzi da Museo” di Silvia Ajelli, progetto teatrale in prima nazionale, immaginato per le Orestiadi, dedicato proprio alle protagoniste femminili nell’arte, con la partecipazione straordinaria di Simona Marchini.

A seguire (ore 21.30 circa), l’arte continuerà a prendere vita e a raccontarsi grazie alla proiezione della creazione video di Roberto Andò e Marco Betta, dal “Il Quadro nero” con le parole di Andrea Camilleri, ispirata alla Vucciria di Renato Guttuso.

In “Pezzi da Museo” con Silvia Ajelli, Federica D’amore, Eletta del Castillo, Aurora Falcone, Gaia Insenga e la partecipazione di Simona Marchini, l’arte si racconta e prende vita grazie a cinque donne, protagoniste di altrettante opere d’arte, che per una sera escono dalle opere in cui sono rappresentate per raccontarci la loro storia.  Si tratta di donne realmente esistite, che hanno avuto un nome, una vita, e un legame molto stretto con l’artista che le ha raffigurate: a queste donne viene restituita la parola, immaginando che possano finalmente dire la loro sugli artisti a cui sono legate dalle opere d’arte che le hanno rese immortali, ma che anche grazie a loro sono diventate tali. A parlare sono Marguerite Matisse (in Ritratto di Marguerite di Henry Matisse), Costanza Bonarelli (in Medusa di Gian Lorenzo Bernini), Madame Cézanne (in Ritratto di Madame Cézanne sulla poltrona rossa di Paul Cézanne), Simonetta Vespucci (in Nascita di Venere di Sandro Botticelli), Jo Hopper (in Summertime di Edward Hopper).

“Le storie che vengono raccontate vanno alla ricerca di quel segreto che rende un’opera d’arte qualcosa di più che un pezzo da museo, perché forse le opere d’arte contengono qualcosa di invisibile oltre al visibile, quel qualcosa di cui guardando sentiamo la presenza, che ci colpisce, ci parla, ma a cui non si sa dare un nome. Sappiamo, però, che è qualcosa che vive in quell’opera nel presente, anche se viene dal passato, e che continuerà a vivere nel futuro”, dichiara l’autrice Silvia Ajelli. Ad introdurre il pubblico in queste storie sarà Simona Marchini, attrice e amante dell’arte, direttrice della storica galleria La Nuova Pesa di Roma.

A seguire, la proiezione de “IL QUADRO NERO – ovvero la Vucciria, il grande silenzio palermitano”, la video opera musicale di Roberto Andò e Marco Betta, su testo di Andrea Camilleri, ideazione e regia di Roberto Andò, ispirata a “La Vucciria” di Renato Guttuso, quadro dedicato al celebre mercato di Palermo. Una produzione della Fondazione Teatro Massimo, realizzata in collaborazione con gli Archivi Guttuso e con il Comune di Bagheria.

Il titolo della video opera a prima vista contrasta con la grande tavolozza di colori del dipinto, (donato dall’artista all’Università di Palermo nel 1974 e da allora esposto allo Steri) i rossi delle carni e del pomodoro, gli arancioni degli agrumi, i grigi dei pescispada, i bianchi e i verdi degli ortaggi, ma in realtà ne coglie la natura più intima e sottile, riprendendo il giudizio che ne diede il grande Cesare Brandi, che scrisse che “il quadro è tenuto insieme, come una musica dalla tonalità, da quel nero di fondo e visibile solo nei contorni”. Definizione che piacque molto a Guttuso, il quale ammise: “Brandi ha detto una cosa giustissima. A un certo punto, mentre dipingevo, mi sono accorto come tutta quella abbondanza di vita contenesse, nel fondo, un senso distruttivo. Senza che io ci pensassi o volessi, la tela esalava un sentimento di morte”. 
Temi su cui si incardina quest’opera di Roberto Andò: “Se la Vucciria di Guttuso – dice Roberto Andò – si occupa del tempo e della morte, l’opera da noi concepita, affidata esclusivamente al video, alla musica di Marco Betta e alla drammaturgia del silenzio tracciata da Camilleri, insegue quel tempo, scegliendo di tessere il filo mentale delle figure che vi scorrono dentro, l’apparire e lo svanire di un’illusione, ciò che sarebbe potuto essere e non è avvenuto”.  

I dodici personaggi del quadro, che sono quasi mescolati ai prodotti del mercato, diventeranno voci dentro il racconto sonoro: “La musica per Il quadro nero– dice Marco Betta – si sviluppa come una sorta di natura morta, di rampicante che avvolge le immagini e che intercetta i pensieri interni, il mondo interiore dei dodici personaggi del dipinto. Oltre alla musica c’è una partitura di suoni e di voci realizzata da Hubert Westkemper: suoni registrati al mercato, la voce di Andrea Camilleri, alcune frasi del testo”.

Alla regia ha collaborato Luca Scarzella, fotografia a cura di Roberto Barbierato e Gianni Carluccio scenografia Gianni Carluccio, costumi Gianni Carluccio e Daniela Cernigliaro montaggio Vertov Milano.

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