Condizionata dalle misure di distanziamento dettate dalla pandemia stamane si è svolta la cerimonia di commemorazione in piazzetta Alberto Giacomelli a Trapani in occasione dell’anniversario della morte del Giudice caduto per mano mafiosa nel 1988.

«La Città di Trapani non può permettersi il lusso di dimenticare servitori dello Stato come Alberto Giacomelli caduti per la nostra libertà – ha dichiarato il sindaco Tranchida -. Bisogna continuare a ricordare tutte le donne e gli uomini che hanno perso la vita per mano mafiosa perché rappresentano il bene della vita da tramandare alle future generazioni che dal loro esempio possono trarre insegnamento». Il sindaco, infine, ha ribadito la volontà dell’amministrazione di intitolare alle vittime della mafia l’Aula Consiliare di Palazzo Cavarretta. 

Il 14 settembre del 1988 due killer di Cosa Nostra uccisero l’ex presidente della Corte d’Assise di Trapani Alberto Giacomelli. Il giudice, in pensione da poco più di un anno, fu ammazzato in via Falconara poco dopo le 8 del mattino, in contrada Locogrande, poco lontano dalla sua abitazione di campagna, luogo di buen ritiro e dei suoi residuali interessi economici. Secondo la ricostruzione degli investigatori fu affiancato da un vespone con a bordo due uomini. Uno dei due sparò due colpi di pistola calibro 38 freddando il giudice Giacomelli.

Inizialmente le indagini si concentrarono proprio sulle attività del magistrato in campagna e il delitto non fu subito collegato alle attività professionali presso il palazzo di giustizia di Trapani. Anzi, al contrario, nei primi anni dopo il delitto la matrice mafiosa fu proprio esclusa.

Solo a metà degli anni ‘90 le indagini presero la direzione giusta e nel marzo del 2002 i giudici della corte d’assise di Trapani condannarono all’ergastolo Toto’ Riina come mandante dell’omicidio (sentenza confermata in Cassazione) individuando il movente in una delle ultime sentenze emesse dal giudice Giacomelli che da presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani aveva ordinato nel 1988 la confisca di alcuni beni, fra i quali appezzamenti di terreno e immobili di proprietà Gaetano Riina, fratello di Totò. La figura di Giacomelli corse il rischio dell’oblio e pagò, ingiustamente, il suo essere giudice rigoroso ma lontano dai riflettori della nascente antimafia.