Trapani, ombre sul futuro della Signora Fontana

La Venere di piazza ex mercato del pesce, la cosiddetta “Signora Fontana”, torna al centro della scena. O meglio: torna al centro della discussione, perché al centro della piazza, ormai, resta solo l’idea sbiadita di ciò che dovrebbe rappresentare. Più di un anno fa denunciavamo lo stato di abbandono della statua. Diversi mesi dopo, nulla è cambiato. Anzi, la situazione è perfino peggiorata. Ieri, poi, è arrivato un comunicato del Comune di Trapani che voleva rassicurare ma che, in realtà, ha alimentato ancora più dubbi.

L’Amministrazione ha spiegato che la statua sarà rimossa per un restauro e che, nel frattempo, al suo posto verrà collocata una copia fedele per preservare «l’aspetto e il valore simbolico della piazza».

Fin qui tutto logico.
Il problema arriva subito dopo.

«Una volta completato il restauro – si legge nella nota pubblicata sulla pagina Facebook del Comune – l’opera potrà essere ricollocata nella sua sede originaria o valorizzata in un contesto museale».

Una contraddizione evidente: prima si nega qualsiasi “addio”, poi si ammette la possibilità che la Signora Fontana possa non tornare più al suo posto. È difficile chiamarla rassicurazione. Perché il punto è semplice: la statua di Venere è un simbolo. È storia, immaginario collettivo, identità urbana. Il restauro è necessario e sacrosanto, ma anni di incuria e promesse rimaste sulla carta pesano più delle parole. E mentre si tenta di riparare al degrado, si apre addirittura alla possibilità di spostare la statua altrove, dopo averla lasciata deteriorarsi per decenni.

Il Comune aggiunge che la decisione finale sarà condivisa con la cittadinanza e la Soprintendenza, «nel rispetto della storia e dell’identità della nostra città».

Bene.

Ma Trapani ha già perso troppo del proprio patrimonio, pezzo dopo pezzo. La Venere non può essere l’ennesima rinuncia mascherata da “valorizzazione”. Prima la si restaura, poi la si rimette al suo posto.

Qualsiasi altra ipotesi rischia di confermare, ancora una volta, quanto poco si sia creduto davvero nel valore dei propri simboli.

Chiara Conticello