Ruggirello torna in carcere

Così ha disposto il Giudice Troja in attesa del Riesame. La Cassazione deposita le motivazioni.

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Un pò a sorpresa, Daniela Troja, presidente del collegio giudicante che ha iniziato nei giorni scorsi il processo ordinario per gli imputati dell’operazione Scrigno, ha disposto il ritorno in carcere per Paolo Ruggirello. L’ex deputato regionale, lo scorso fine marzo, era stato diagnosticato positivo al Coronavirus. Dopo vari tamponi, l’esito negativo della Tac che aveva fatto tirare un respiro di sollievo ai familiari, assai preoccupati delle sorti del congiunto attivandosi, fra le altre cose, anche con il Garante dei Detenuti per la Regione Campania. Nella sua degenza all’ospedale “Cotugno” di Napoli, Ruggirello, è stato oggetto di varie perizie da parte dei medici indicati dalla dottoressa Troja, 2 palermitani ed uno campano, e da quelli della difesa che sostenevano l’incompatibilità col regime carcerario del loro assistito per lo stato dei luoghi delle carceri di Santa Maria Capua Vetere, dove l’ex parlamentare ha dovuto far rientro in giornata, già oggetto di vari casi di positività al Covid 19, fra personale sanitario e detenuti. In 21 pagine, comunque, il magistrato ha ritenuto, anche seguendo le perizie disposte, che l’assistenza medica della struttura carceraria sarebbe adeguata al quadro clinico dell’imputato. Anche i PM della DDA avevano espresso parere negativo sulla scarcerazione di Ruggirello. In tutto questo, l’otto aprile,  la Suprema Corte di Cassazione, sesta sezione penale presieduta da Giorgio Fidelbo, accogliendo i motivi di ricorso degli Avvocati Carlo TAORMINA e Vito GALLUFFO, aveva annullato, con rinvio, l’ordinanza del Tribunale della Libertà di Palermo che confermava il rigetto della istanza di scarcerazione del GIP di Palermo. E proprio oggi sono state depositate le motivazioni: per la Cassazione la posizione cautelare in carcere deve essere valutata  “in rapporto al grado di concreta ed attuale ripetibilità della situazione che ha dato luogo alle dinamiche collusive del Ruggirello” e dunque “se sia ancora necessaria.” Anche e soprattutto sulla scorta della stessa ordinanza del Riesame che ha stabilito il presunto reato “di concorso esterno che, per definizione, non rende un soggetto parte del sodalizio mafioso”, quindi, non rendendo necessario “il ricorso in via esclusiva alla misura carceraria e che, in relazione al caso concreto, può essere soddisfatto da altre misure”, cosi come – scrivono gli ermellini – ampiamente stabilito nella recente giurisprudenza.    Insomma, un quadro ingarbugliato e contraddittorio di pronunciamenti che ora dovrà attendere il Tribunale del Riesame. A Palermo, si deciderà, entro 10 giorni, se attenersi alle direttive degli ermellini oppure pronunciarsi diversamente.