Camminando nei sentieri della storia

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di Mario Torrente

La passeggiata s’è fatta lo stesso. L’incendio che lo scorso 5 maggio ha devastato il versante della montagna di Erice, da Sant’Anna a Castellazzo, non ha fermato il gruppo archeologico Erykinon che ha confermato la mattinata di trekking lungo il sentiero che dal Santuario sale verso Erice. Un percorso bellissimo che rappresenta un vero e proprio cammino nella storia, caratterizzato da panorami mozzafiato sulla città di Trapani e sul mare delle Egadi, purtroppo sfregiato dall’incendio di poche settimane fa. Ma il gruppo ericino, supportato durante l’escursione dai volontari della associazione di Protezione Civile Humanitas, ha voluto mandare un messaggio di attaccamento e attenzione per la montagna di Erice ed il suo immenso patrimonio storico ed archeologico. Camminando proprio dove il fuoco ha divorato circa 200 ettari di montagna, bruciando alberi e macchia mediterranea.

E’ stato il modo migliore – ha detto Nicola Savalli, direttore del gruppo archeologico Erykino – per reagire e dare il segnale che questi episodi criminali non fermeranno le attività volte alla conoscenza e valorizzazione dei nostri beni culturali. Sono convinto che la tutela della montagna ericina passi attraverso la fruizione delle sue peculiarità paesaggistiche e naturalistiche come anche di quelle archeologiche. Queste ultime dimostrano come la storia millenaria di Erice sia stratificata anche lungo le pendici del monte”.

Il gruppo è stato accompagnato dall’archeologo Antonino Filippi, che ha condotto diversi studi e scavi in siti legati alla prima guerra punica. Ed il professore Filippi ha parlato delle vari postazione militare Romane e Cartaginesi, mostrando anche i resti delle mura di quello che si suppone sia stato il castello Egitarso. Il periodo di riferimento degli scontri va dal 249 al 241 a.C. Ma Antonino Filippi ha anche parlato della una cortina di mura che andava dal Castello Egitarso fino alla sorgente di Chiaramosta. Il gruppo è passato anche dai ruderi della chiesetta rupestre di Santa Maria della Scala e da una grotta che si trova nelle Rocche del Calderaro, chiamata dai muntisi “Grotta degli amanti”.

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