La pedana della discordia

Da giorni i social scatenati sull’installazione del lungomare di Trapani. Il commento del Presidente di Telesud Massimo Marino

Lo so, i “benpensanti” si scateneranno al nostro attacco per questa presa di posizione. Ma è una ferma convinzione del Gruppo Editoriale che l’iniziativa sorta sul lungomare Dante Alighieri a Trapani sia la strada giusta per la crescita di un territorio, in particolare il nostro, sempre assai indietro rispetto al resto del Paese per non parlare delle maggiori mete turistiche mondiali. Quasi sempre a causa della burocrazia; sfiancante, spesso dissuadente, per chi vuole investire. Ci riferiamo alla pedana in costruzione sotto le mura di tramontana subito dopo l’ex Piazza Mercato del Pesce. Un luogo che da sempre è stato abbandonato a se stesso, tranne delle piccole finestre temporali nelle quali “la forza della natura” – piuttosto che qualche intervento, compatibile con le risorse finanziarie del momento, dell’amministrazione di turno – ha fatto godere a turisti e residenti piccoli scampoli d’arenile. Pantegane permettendo.

Chiunque frequenti quella zona, infatti, sa perfettamente che le rocce che insistono ai piedi delle mura sono le tane preferite per i roditori di ogni tipo. Gli esercenti ne hanno documentato a centinaia. Per non parlare dei rifiuti “lanciati” dal marciapiede sovrastante che ne fanno diventare, spesso, una discarica a cielo aperto. Insomma, la presenza di privati con una attività, a nostro avviso, è più certezza di beneficio per la collettività piuttosto che un danno. Questi avrebbero certamente l’esigenza di accudire il luogo, anche non rientrante nella propria diretta concessione, visto che non vorrebbero mai offrire qualsivoglia servizio nel degrado. Fra l’altro, come le immagini in questo articolo dimostrano ampiamente, la balneazione sarebbe sempre garantita; dando, casomai, un valore aggiunto al luogo, non togliendoci praticamente nulla visto che i sostegni della struttura s’incastrano nella parte rocciosa e non nell’arenile. Per non parlare della produttività dell’iniziativa che significa sempre posti di lavoro, Pil sul territorio e servizi al cittadino, da quelle parti spesso un turista.

Aspetti troppo spesso trascurati (magari da chi a fine mese ha le spalle coperte a prescindere da “Papà Stato”) che derubricano il tutto con un semplicistico, quanto puerile, “si, però…“. Non c’è nessun però, è molto semplice a nostro avviso, e Trapani ne è piena di esempi; se non si affida ad un privato, mettendolo nelle eque condizioni di fare impresa, determinati luoghi sono destinati all’abbandono. Basta vedere il bastione dell’impossibile che dopo un timido tentativo ormai è in balia degli eventi atmosferici. La cartolibreria Pons, nel cuore del centro storico, sempre più somigliante ad un mausoleo abbandonato quando sarebbe “un affare” per il pubblico e per il privato affidarlo ad una qualche attività che oltre a “ridargli vita” ne curerebbe marciapiedi e piantumazione vicina, oltre che “dare sicurezza” al cittadino visto il suo buio sinistro notturno. Così come è stato fatto alla casa del custode del Villino Nasi; recuperato e dato ad un privato che ha iniziato la sua attività, dato posti di lavoro, ridato luce al luogo complessivamente e salvaguardato la struttura senza nuovi dispendi di risorse del pubblico, spesso non facili da reperire. Lo so, non c’è solo l’iniziativa privata nella vita. Infatti, mica sto pensando di far diventare la Biblioteca Fardelliana uno Starbucks. Detto questo, come si dice dalle nostre parti, “i chiacchere su chiacchiere e u maccherune inche a panza.”

Scusate, ma noi la pensiamo così.