Il Museo del mare e delle barche storiche trapanesi

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di Mario Torrente

Il Gesù, Giuseppe Maria, l’ultimo schifazzo rimasto nel porto della città, di proprietà della Lega Navale di Trapani, attende di essere ristrutturato. In ballo, però, c’è anche l’immenso patrimonio marinaro che potrebbe essere valorizzato e raccontato, per come meriterebbe, in un vero e proprio Museo del mare.

Il “Gesù Giuseppe e Maria”, costruito nel 1937 nel cantiere del maestro navale Matteo Stabile, oggi di proprietà della sezione di Trapani della Lega Navale Italiana, è l’ultimo esemplare ancora galleggiante (o meglio, quasi galleggiante) rimasto nel porto della città falcata. L’unico sopravvissuto della grande flotta che ha scritto la storia della marineria trapanese. E per questo questa barca, così semplice e geniale nelle sue forme, ha un altissimo valore storico-tradizionale, facendo parte a pieno titolo del patrimonio della cultura navale della città di Trapani.

La sua prua, così come la poppa, il fasciame, la chiglia, le ordinate e tutti gli altri legni di questa opera d’arte del mare firmata dai mastri d’ascia di un tempo, racconta una storia affascinante scritta solcando le onde del mare con questi meravigliose barche, dalla caratteristica insellatura ed il baricentro spostato verso prua, così robuste e agili al contempo, capaci di andare praticamente ovunque nel Mar Mediterraneo cambiando all’occorrenza l’antenna o il tipo di vela da mettere. Una tradizione che si è persa e di cui oggi resta ben poco. Quasi nulla. Un motivo in più per preservare e valorizzare ciò che è rimasto e che un tempo faceva parte della flotta “trapanisa” dove hanno navigato e pescato grandi e abili marinai.

Tra il 1800 ed il 1900 gli schifazzi hanno fatto da cordone ombelicale tra il porto e le tante realtà produttive sparse, tra acqua e terra, lungo la costa. E nel 1867 a Trapani c’erano circa 120 schifazzi, che avevano una parte del porto a loro riservata, precisamente lungo le banchine davanti a porta Serisso. Di questo mondo perduto oggi resta solo il “Gesù, Giuseppe e Maria” che con un appropriato intervento di restauro, ripristinando l’originario armamentario velico, potrebbe tornare a navigare con la vela latina, come si faceva un tempo, quando gli schifazzi solcavano il mare tra le isole Egadi e Trapani carichi della qualsiasi, come i “cantuna” di Favignana, pesci ed i tonni catturati dalle Tonnare. Ma anche tra i canali delle saline, stracolme di sale e di tanti altri prodotti.

Questi “legni”, particolarmente manovrabili tra le onde, trasportavano tutto ciò che serviva alla città e che alimentava scambi e commercio. Hanno fatto la storia di Trapani e dintorni, assicurando quindi sostentamento per la comunità e crescita economica per la città. Queste, come le altre antiche e storiche barche trapanesi, che forse meriterebbero un vero e proprio museo.

Già, a Trapani, città di mare da sempre legata al mare, manca un Museo del mare. Come tante altre cose che potrebbero raccontare il glorioso passato di questo lembo di terra per tre lati circondato dall’acqua, Una storia davvero ultramillenaria, antichissima, di cui andare orgogliosamente fieri. E nell’attesa di fare il Museo del Mare, delle Barche e delle Tradizioni Marinare Trapanesi, progetto ambizioso che prima o poi dovrà essere messo in cantiere, si potrebbe iniziare un nuovo corso salvando questo antico schifazzo. L’ultimo rimasto nel porto di Trapani. Oggi, per l’ennesima volta sott’acqua. Ma che potrebbe tornare a solcare i mari catturando il vento in una seconda nuova vita.